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Partita Iva 2016 minimi, forfettaria nuovo regime, ordinaria: quale metodo conviene e chi può passare da un regime all'altro

Cosa prevede il nuovo regime agevolato 2016 per Partite Iva, chi può aderirvi e condizioni e spese detraibili per regime ordinario: tutto quello che c’è da sapere




Un nuovo regime agevolato, combinazione del vecchio regime dei minimi e del forfettario: chi decide di aprire una nuova Partita Iva può infatti scegliere di aderire al nuovo regime dei minimi che prevede, come il vecchio, un’aliquota al 5% per i primi cinque anni di attività nuova avviata e per un limite di guadagno stabilito a 30 mila euro. Una volta trascorsi i primi cinque anni, indipendentemente dall’età anagrafica, e sempre rimanendo nella soglia dei 30 mila euro di guadagno, piuttosto che passare al regime ordinario, si passa al regime forfettario con aliquota al 15%.   

Per quanto riguarda i limiti di guadagno per accedere al nuovo regime, per i professionisti è stata fissata la soglia dei 30mila euro di guadagni; stessa soglia anche per artigiani e imprese, che sale a 50mila euro per commercianti, alberghi e ristoranti; mentre è di 40mila euro per ambulanti di alimentari e bevande e di 30mila per ambulanti di altri prodotti. Secondo quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate, possono accedere al nuovo regime agevolato 2016 non solo coloro che dal primo gennaio aprono una nuova Partita Iva ma anche i contribuenti che negli anni precedenti abbiano scelto un regime fiscale diverso, purchè in possesso dei requisiti richiesti.

Se, per esempio, un contribuente lo scorso anno, per un trascorso tempo dei primi cinque anni di attività previsto dal vecchio regime dei minimi, fosse passato al regime ordinario ma non avesse superato la soglia di guadagni di 30 mila euro, da quest’anno può rientrare nel nuovo regime agevolato. Questo regime vale anche per i contribuenti che hanno iniziato l’attività negli anni precedenti con il vecchio regime dei minimi e che possono ancora mantenerlo per gli anni mancanti al completamento dei 5 anni, godendo dei contributi previdenziali ridotti del 35%.

Chi supera le soglie di guadagno sopra riportate e i cinque anni di attività con aliquota al 5%, deve invece aderire al regime ordinario, che prevede il pagamento dell’Iva al 22% e Irpef al 23%, con possibilità, però, di detrarre e durre tutti i costi, cosa non possibile invece se si aderisce al regime dei minimi. Per ridurre il proprio carico fiscale, infatti, il titolare di Partita Iva può dedurre i costi derivanti dallo svolgimento della propria attività professionale, dall’acquisto di libri e riviste professionali; a spese di cancelleria, materiali di consumo e valori bollati; spese per lavoro dipendente e prestazioni di lavoro autonomo occasionale; utenze intestate allo studio professionale; acquisto di beni strumentali per l’esercizio dell’attività.

Altre tipologie di spese, invece, sono deducibili solo parzialmente e a determinate condizioni: si può, per esempio, dedurre al 100% il costo di locazione o acquisto di un immobile di categoria catastale A/10, a uso studio, ma se si destina la propria casa, intestata al professionista. Sono deducibili al 20% e l’Iva è detraibile al 40% i costi sia di manutenzione sia del carburante, da documentare con l’apposita scheda carburante; sono deducibili all’80% i costi di cellulari per qualsiasi tipo di contratto (acquisto, leasing, locazione) e l’IVA è detraibile al 50% per utenze da mobile e al 100% da fisso. Sono, inoltre, deducibili al 50% e l’Iva è totalmente detraibile le spese sostenute per partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il