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Pensioni novità nuove legge già in vigore per pensioni anticipate spiegata da INPS per uscire prima e ulteriori sistema

Nell’attesa che vengano approvate ufficialmente novità pensioni per tutti, esisteono già sistemi di uscita prima per alcuni lavoratori: quali sono e cosa prevedono




AGGIORNAMENTO:   Il nuovo metodo per uscire prima è stato spiegato direttamente dall'INPS e affianca altri sistemi, magari non così conosciuti, ma molto interessanti come il meccanismo della sospensione o dell'anticipo fino a dieci per le casse integrative che abbiamo riportato nell'articolo

AGGIORNAMENTO:  Un nuovo metodo spiegato direttamente da una comunicazione ufficiale dell'Isituto di Previdenza permette di uscire prima con una pensione anticipata. Come e quando, i requisiti, per chi, calcolo età e contributi li abbiamo visti in questo articolo.

Mentre si continua a discutere di sistemi per andare in pensione prima, tra piani di quota 100, mini pensione e quota 41, le ultime notizie confermano l’esistenza di meccanismi che, seppur limitandosi a determinate categorie di lavoratori, permettono già di uscire prima rispetto agli attuali requisiti stabiliti. Tra le novità già in vigore vi è il metodo della sospensione: si tratta di un meccanismo che offre l’opportunità a coloro cui mancano fino a quattro anni dal raggiungimento dei requisiti pensionistici richiesti di andare in pensione prima.

Chi sceglie, però, questo metodo di uscita non percepisce subito l'intero assegno previdenziale, ma solo una somma calcolata sulla base dei contributi versati fino al momento dell’uscita stessa. Nel caso in cui il lavoratore decidesse di uscire quattro anni prima, l’azienda dovrebbe comunque continuare a versare all’Istituto di Previdenza i contributi che il lavoratore avrebbe dovuto versare nel quadriennio. Per uscire prima poi alcune Regioni e alcuni Comuni hanno anticipato probabili provvedimenti universali che saranno approvati dall’esecutivo, facendo entrare in vigore provvedimenti come quota 100, assegno universale mini pensione.

In Trentino Alto Adige, per esempio, è stato messo a punto un bonus mensile da erogare insieme allo stipendio per le famiglie dove madre e padre decidono di dedicare tempo alla cura dei figli usufruendo dei congedi parentali previsti dai contratti di lavoro; in Piemonte, il presidente Chiamparino ha definito un piano di anticipo della pensione per gli over 50 cui mancano pochi anni al raggiungimento della pensione che riceverebbero un prestito da restituire in parte, però, una volta maturati i requisiti richiesti; mentre in Friuli Venezia Giulia, così come in Molise, a Trento, in Lombardia e in Puglia è stato introdotto l’assegno universale per i residenti della Regione che vivano in condizioni di difficoltà, prevedendo condizioni e importi differenti a seconda delle realtà in cui è stato introdotto.

In Sicilia, invece, è stato approvato il piano quota 100 per i dipendenti in esubero della Regione; mentre in Calabria è stato definito uno scivolo di accompagnamento alla pensione per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato della Regione che possono andare in pensione qualche ano prima e, fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici, prevede l’erogazione di un’indennità con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro per i più giovani.

Tra i metodi per uscire prima già possibili non possiamo certamente  non menzionare il ricongiungimento  la totalizzazione dei contributi versati in diverse gestioni previdenziali. La ricongiunzione permette, appunto, di ricongiungere tutti i contributi versati in modo da poter lasciare prima il lavoro, ma è un’operazione piuttosto costosa che talvolta non risulta poi così conveniente.  In alternativa, esiste la totalizzazione che, totalmente gratuita, permette di accumulare tutti i contributi versati in differenti gestioni, ad eccezione dei versamenti nelle casse dei liberi professionisti, e se i requisiti per il pensionamento risultano maturati prima dell’entrata in vigore dell’attuale legge, si potrà andare in pensione con i vecchi requisiti che sono di 42 anni e sei mesi di contribuzione per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne, indipendentemente dall’età, oppure 20 anni di lavoro e 63 anni e tre mesi di età. Scegliendo la totalizzazione, però, il calcolo dell’assegno finale sarà effettuato esclusivamente con sistema contributivo.

Le possibilità non finiscono qui, perché un emendamento approvato già tempo fa sulla portabilità dei fondi pensione ha ridotto da 48 a 24 mesi il periodo di disoccupazione e da 10 anni a 5 anni il periodo mancante alla maturazione dei requisiti anagrafici per la pensione anche se, sulla base dei regolamenti dei fondi di pensione complementare, si può andare comunque in pensione prima di 10 anni.

Per fare un esempio concreto, se un lavoratore dipendente, aderente ad un Fondo pensione, è disoccupato da almeno 2 anni e nel 2015 ha 56 anni e 3 mesi di età può ottenere la pensione complementare, perché l’età richiesta per la pensione di vecchiaia è 66 anni e 3 mesi. A questi sistemi già possibili si aggiunge una nuova comunicazione da parte dell'Istituto di Previdenza che dà la possibilità di uscita a 64 anni per i lavoratori dipendenti del settore privato che hanno maturato la vecchia quota 96 entro il 2012. Questi lavoratori hanno dunque la possibilità di andare in pensione due anni prima rispetto ai requisiti attualmente fissati. Ma la comunicazione dell'Istituto ha precisato che tale facoltà è riconosciuta solo a quei lavoratori che al 28 dicembre 2011 erano lavoratori dipendenti, escludendo, dunque, coloro che a quella data erano disoccupati.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il