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Imu e Tasi 2016: novità della settimana

Non c'è solo l'abolizione della Tasi sulle prime case, questo è anche l'anno del dimezzato di Imu e Tasi sulle abitazioni in comodato ai figli.




Con la cancellazione di Imu e Tasi sulle prime case, l'attenzione in ambito immobiliare è sulle agevolazioni. Secondo la manovra, la base imponibile Imu e Tasi è ridotta del 50% per le abitazioni concesse in comodato ai parenti in linea retta entro il primo grado cioè figli o genitori. La norma fissa alcuni requisiti: la casa deve essere accatastata in una categoria diversa da quelle di pregio, A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (abitazioni in ville) e A9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici); il comodatario deve utilizzare la casa come abitazione principale; il contratto di comodato deve essere registrato.

E ancora: il comodante deve avere residenza anagrafica e dimora abituale nello stesso Comune in cui si trova la casa in comodato; il comodante può possedere al massimo l'abitazione principale (e non in A1, A8 e A9) oltre alla casa concessa in comodato. Attraverso Telefisco, l'annuale appuntamento allestito dal quotidiano Il Sole 24 Ore, il Ministero dell'Economia ha chiarito che gli immobili non abitativi non impediscono di ottenere l'agevolazione.

Questo è poi l'anno dello stop del pagamento di Imu e Tasi sugli imbullonati ovvero sui macchinari ancorati al terreno. Come precisato in settimana dall'Agenzia delle entrate non sono più oggetto di stima le caldaie, le camere di combustione, le turbine, le pompe, i generatori di vapore a recupero, gli alternatori, i condensatori, i compressori, le valvole, i silenziatori e i sistemi di regolazione dei fluidi in genere, i trasformatori e gli impianti di sezionamento, i catalizzatori e i captatori di polveri, gli aerogeneratori, gli inverter e i pannelli fotovoltaici, ad eccezione, come detto, di quelli integrati nella struttura e costituenti copertura o pareti di costruzioni.

Sempre a proposito di novità dal punto di vista delle politiche fiscali, sono illegittimi i lavori edilizi che non sono stati iniziati entro il termine di un anno dal rilascio del permesso e non sono stati completati entro il triennio. In quanto la competente amministrazione all'atto del rilascio del permesso a costruire indica anche i termini fissati per l'inizio e il termine delle opere oggetto di ristrutturazione. Per quanto riguarda l'ultimazione dei lavori questo termine non può essere superiore alla durata di tre anni dall'inizio delle opere, per dare inizio a esse il titolare del permesso è onerato ad attivarsi entro un anno dal rilascio del permesso. Tali termini sono, infine, suscettibili di essere prorogati, con provvedimento motivato, solo in presenza di fatti sopravvenuti indipendenti dalla volontà del titolare.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il