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Pensioni la polemiche sui fondi mai detti o contrastanti su novità pensioni anticipate, cumulo, ricongiunzioni necessari

Sono sempre i soldi a condizionare l'introduzione di novità sulle pensioni. A breve sono comunque attese le prime cifre ufficiali.




PENSIONI NOVITA', ULTIME NOTIZIE E ULTIMISSIME (AGGIORNAMENTO OGGI ORE 10,44 GIOVEDI' 11 FEBBRAIO):

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Ci sono sempre le pensioni e la difficoltà a trovare coperture economiche adeguate a frenare l'introduzione di novità e di correttivi alle norme in vigore. Le ultime notizie arrivano adesso da Paola De Micheli, sottosegretario del Ministero dell'Economia, che, ospite della trasmissione DiMartedì su La7, ha spiegato come le misure sulle pensioni hanno un costo non trascurabile che ricade inevitabilmente sulle spalle dei contribuenti. In buona sostanza, secondo l'esponente di governo, consentire l'uscita in po' prima rispetto a quanto stabilito dall'attuale legge previdenziale significherebbe aumentare le tasse. Da qui le incertezze dell'esecutivo a mettere mano nel cantiere della previdenza.

Il punto centrale è comunque sempre lo stesso: l'assenza di soldi pubblici per cambiare in maniera profonda e incisiva il sistema della pensioni. Anche aggiustamenti minimi ma ritenuti necessari, come la revisione delle norme sulle ricongiunzioni dei contributi che hanno un costo non indifferente per il lavoratore, comportano uno spostamento di denaro non trascurabile. Ma è anche una guerra di cifre perché, stando alle affermazioni degli ultimi giorni, tutte comunque convergenti sulla necessità di rendere le ricongiunzioni più economicamente sostenibili, l'impatto economico per le casse dello Stato non è stato ancora ufficialmente chiarito e messo nero su bianco.

In qualche modo è quello che proverà a fare l'Istituto nazionale della previdenza sociale che, in sede di Gruppo per le pensioni di Montecitorio, fornirà le cifre per finanziare il disegno di legge che prevede l'accesso al trattamento previdenziale anche a 62 anni di età anagrafica e 35 anni di contributi con penalizzazione massima dell'8%. Più volte il disegno di legge è stato ritoccato per superare le maglie della Ragioneria generale dello Stato, ma puntualmente è strato restituito al mittente perché non sostenibile dalle casse dello Stato. Nel dettaglio si tratta di concedere l'opportunità di andare in pensione tra i 62 e i 70 anni, con almeno 35 anni di contributi, con penalizzazione nell'età compresa tra i 62 e i 65 anni, e un incentivo tra i 67 e i 70 anni.

La tabella degli incentivi e dei disincentivi stabilisce che nel caso di pensionamento effettivo a 62 anni venga applicato un taglio dell'8%. A 63 anni del 6%, a 64 anni del 4%, a 65 del 2%. A 66 anni, invece, non sarebbero previsti scostamenti. Dopodiché scatterebbero gli incentivi: a 67 anni del 2%, a 68 anni del 4%, a 69 anni del 6%, a 70 anni dell'8%. Rimarrebbero fuori chi svolge attività prevalentemente usuranti e a chi ha iniziato a lavorare in giovane età, prima del compimento dei 20 anni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il