Babelgum, la tv sul web, cambia amministratore e imposta le nuove strategie e obbiettivi

Bebelgum, la web tv di Silvio Scaglia, cambia amministratore delegato e si pone nuovi e obbiettivi e stretegie da realizzare entro 9-12 mesi.



Dopo Joost anche Babelgum cambia il suo CEO. Il cofondatore ed attuale CEO Erik Lumer passa ad accuparsi delle strategie dell’azienda mentre la palla passa a Valerio Zingarelli ormai ex. Vodafone Global Director of Networks and Service Platforms.

Silvio Scaglia, cofondatore e Chiarman di Babelgum, ha commentato “Ci stiamo ora muovendo verso la seconda fase di sviluppo di Babelgum. La tecnologia di base è stata consolidato ora il nostro focus è sul aggregare contenuti convincenti, ci dedicheremo a breve all’acquisizione di materiale e sull’advertising”.

Nei prossimi nuove-dodici mesi Babelgum si concentrerà su tre priorità:

1) Costruire una quantità sufficiente di contenuti di qualità per offrire agli spettatori una varietà di scelta tale da soddisfare le passioni e gli interessi individuali.

2) Costruita una libreria di contenuti, Babelgum inizierà una campagna marketing mirata in prima istanza agli spettatori in lingua inglese di tutto il mondo.

3) Completate le prime due fasi, Babelgum si indirizzerà al mercato degli investitori pubblicitari per costruire la sua fonte di ricavi.

Questa la notizia. Lasciatemi un commento.

Non sono svenuto dallo stupore leggendo queste dichiarazioni.

Che Babelgum debba trovare contenuti, farsi conoscere ed attivare una fonte consistente di reddito era chiaro sin da subito.

Il problema se vogliamo è che passando il tempo la situazione si va complicando. Joost si rafforza, altre piattaforme si consolidano (YouTube, Blip, Adobe Media Player, etc.) e tanto per cambiare altri attori stanno per arrivare.

Uno su tutti Microsoft che ha annunciato tra 3/4 mesi l’uscita di Live Station una piattaforma di P2PTV per il live streaming basata su Siverlight ed in programma di essere portata anche sui telefonini.

Babelgum deve puntare dritta sui contenuti indipendenti, aprire le porte alle produzioni ProAm e soprattutto radicarsi nei vari territori.

Dovrebbe essere da subito la piattaforma “alternativa”, in grado di dialogare e far emergere dal basso nuovi meravigliosi contenuti.

Ma per fare questo bisogna abbandonare le scrivanie e lanciarsi tra la gente, entrare nel tessuto delle produzioni indipendenti, ingaggiare talenti, costruire un dialogo con chi può fare veramente la differenza. Insomma se Babelgum vuole differenziare veramente la sua offerta deve abbandonare le logiche televisive ed entrare veramente nella rete.

Non so se Valerio Zingarelli, al quale faccio un in bocca al lupo, saprà far diventare Babelgum simpatica ed attraente agli occhi di quella miriade di produzioni ProAm che deve attrarre.

Le immagini di Max Hoat (CEO di Mogulus) che invasato esce urlando dall’Apple Store di SOHO e si getta tra la folla con fare da RockStar, il tutto ripreso in video, in diretta, all’interno di quello che sono riusciti a trasformare in evento mediatico che ha dato prova al mondo di cosa si può fare facendo percepire Mogulus ed il suo team come giovane, moderno, dinamico, per strada con la gente a sperimentare, queste immagini dicevo mi fanno pensare.

Oggi non so di certo quale sia la via più corretta, ma credo che se queste iniziative non nascono dal basso avranno vita breve. Discorso diverso per Joost (ed in parte anche per Apple TV).

In questo caso la logica è prevalentemente mainstream, quasi-televisiva che sposta di poco le logiche del business classico per una buona parte della filiera. Joost taglia di netto le barriere della distribuzione, apre al pay-per view ed all’affitto, ma non sposta il resto.

Nel loro caso è corretto puntare dritto nella direzione in cui stanno andando, offrendo al pubblico della rete un servizio, non chiamando il popolo della rete alla compartecipazione nella creazione del valore.

Ecco, a mio modo di vedere se Scaglia vuole far diventare Babelgum un network P2PTV Indie di prim’ordine deve chiamare la sua azienda, i suoi uomini, a questo tipo di ragionamento.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il