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Riforma pensioni, novità ultime oggi sabato dopo numeri e dati allarmanti mostrano priorità da dare alle novità pensioni

Si continua ad avvertire la necessità di prevedere novità sulle pensioni in tempi brevi. Lo confermano le ultime notizie di oggi giovedì 18 febbraio.




Sono tanti e per alcuni versi allarmanti i dati recenti sull'invecchiamento dei lavoratori e sull'aumento del numero di morti sul posto di lavoro. Numeri che testimoniamo come sia necessario mettere mano alle pensioni per introdurre novità non solo per chi svolge attività prevalentemente usuranti e per chi ha iniziato a lavorare in giovane età. Ma più in generale per tutti perché l'aumento progressivo dell'età pensionabile associato alla precarietà del mondo dell'occupazione rischia di creare un mix difficilmente gestibile. Stando all'ultimo report dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro su denunce di infortuni e malattie professionali, le denunce di infortunio mortale sono state 1.172 nel 2015 contro le 1009 nel 2014.

Provando a entrare nel dettaglio del report, il maggior aumento è stato riscontrato nei settori fabbricazione dei macchinari, costruzioni, trasporto e magazzinaggio, attività dei servizi di alloggio e ristorazione. E soprattutto, l'incremento ha riguardato la classe di età tra i 60 e i 64 anni. La normativa attuale prevede per chi svolge lavori prevalentemente usuranti, la maturazione di quota 97,6, come somma di età anagrafica e anzianità contributiva, di cui almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi da raggiungere per accedere al trattamento previdenziale. Ma solo se dipendenti. Agli autonomi è necessaria il raggiungimento di quota 98,6 di cui almeno 62 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi.

Secondo quanto si legge in Education at a glance 2015, l'ultimo rapporto sulla scuola dei paesi Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'Italia è il Paese con i docenti più vecchi al mondo. Tutto molto scontato, considerando, ad esempio, la questione dei cosiddetti quota 96 ovvero quei lavoratori che, nonostante il compimento di 61 anni d'età e il raggiungimento di 35 anni di contributi previsti dalla normativa di riferimento, non sono andati in pensione a causa dell'introduzione delle norme contenute nella legge attuale, che non hanno tenuto conto della peculiarità del calendario. Si tratta del capitolo di una vicenda che si trascina da anni.

In questo 2016, gli uomini possono andare in pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi. Se le lavoratrici del comparto pubblico possono farlo allo stessa età, quelle lavoratrici del settore privato non possono accedere al trattamento previdenziale prima dei 65 anni e 7 mesi se dipendenti, dei 66 anni e 1 mese se autonome. La contribuzione richiesta è di 42 anni e 10 mesi per gli uomini, di 41 anni e 10 mesi per le donne.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il