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Pensioni calcolo 2016: novità pensioni anticipate, ricongiunzioni con novità circolari INPS, leggi già in vigore e in arrivo

Si attendono decisioni concrete su piani di uscita prima come quota 100 o mini pensione, ma esistono già alcuni metodi di uscita prima per alcuni lavoratori: quali sono e cosa prevedono




In questi giorni più che mai continua ad essere decisamente aperto il dibattito previdenziale soprattutto in merito alle novità per le pensioni ai coniugi superstiti, con ultime notizie e ultimissime proprio sulle pensioni che hanno creato timori ma che, dopo recenti dichiarazioni da parte di autorevoli esponenti dell’esecutivo stesso, sembrano essere state smentite. Tutto torna, dunque, nuovamente a ruotare intorno a quei piani di uscita prima che, si spera, vengano approvati al più presto, preferibilmente con l’appoggio di Bruxelles, cui punta anche il presidente del’Istituto di Previdenza.

Nell’attesa che possano essere approvati meccanismi come quota 100, mini pensione, quota 100, una nuova circolare dell'Istituto di Previdenza ha dato il via all’uscita a 64 anni, cioè due anni prima rispetto al limite di età oggi fissato, per i lavoratori dipendenti del settore privato che, entro il 2012, hanno maturato quota 96. Secondo quanto precisato dall'Istituto, questa possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro vale solo per i lavoratori che a dicembre 2011 erano impiegati e non, dunque, anche per coloro che sempre entro tale data risultavano disoccupati.

Insieme alla possibilità di uscita prima stabilita dalla circolare Inps, il decreto Milleproroghe ha anche esteso il part time, che permette al lavoratore più anziano di passare dal full time al part time con relativo abbassamento dello stipendio mensile ma contributi regolarmente pagati, anche ai lavoratori iscritti alle forme esclusive dell’AGO (Assicurazione generale obbligatoria), come il Fondo generale Ferrovie dello Stato o il Fondo Poste. Nella sua iniziale definizione, il part time valeva per i lavoratori dipendenti del settore privato iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e forme sostitutive della stessa.

Si tratta solo delle ultime novità possibili in materia di uscita prima, perché vi sono, in realtà, già dei meccanismi che consentono ad alcune categorie di lavoratori e determinate di lasciare il lavoro prima rispetto ai requisiti attualmente in vigore. Con il metodo della sospensione, per esempio, possono andare in pensione prima i lavoratori cui mancano quattro anni dal raggiungimento dei requisiti pensionistici normali, accettando però decurtazioni sull’assegno finale. Chi decide di andare in pensione prima con questo sistema, infatti, non percepisce mensilmente da subito l'intero assegno previdenziale, ma solo una somma calcolata sulla base dei contributi versati fino al momento dell’uscita.

In ogni caso, fino al raggiungimento dei requisiti fissati dalla legge, i contributi previdenziale continuerebbero ad essere regolarmente versati dall’azienda. Si può già andare in pensione prima anche attraverso ricongiunzione dei contributi versati in diverse gestioni e totalizzazione, quest’ultima decimante più conveniente perché non comporta alcun costo, ma prevede il calcolo della pensione finale esclusivamente con metodo contributivo, Nel caso della totalizzazione, inoltre, se i requisiti per l’uscita risultano maturati prima dell’entrata in vigore dell’attuale legge, si può lasciare il lavoro con i vecchi requisiti, e cioè 42 anni e sei mesi di contribuzione per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne, indipendentemente dall’età, oppure 20 anni di lavoro e 63 anni e tre mesi di età. Possono andare in pensione prima anche i lavoratori usuranti che abbiano raggiunto quota 97,6 con almeno 61 anni e 7 mesi di età e maturato 35 anni di contributi; gli invalidi non inferiori all'80% con 60 anni e 7 mesi di età (55 anni e 7 mesi per le donne), che scendono ancora 55 anni e 7 mesi (50 anni e 7 mesi per le donne) per i non vedenti.

Anticipo della pensione possibile anche già per i lavoratori del comparto difesa e sicurezza, che possono lasciare il lavoro a 57 anni e 7 mesi di età con 35 anni di contributi o con 40 anni e 7 mesi di contributi indipendentemente dall'età anagrafica; e i lavoratori del comparto dello spettacolo, attori, conduttori, direttori di orchestra, lavoratori appartenenti al mondo della moda, che possono lasciare il lavoro a 64 anni e sette mesi per gli uomini e a 61 anni e sette mesi per le donne; mentre cantanti, concertisti e orchestrali possono andare in pensione a 61 anni di età e 7 mesi per gli uomini che scendono a 58 anni e 7 mesi per le donne. Vanno in pensione a 61 anni e sette mesi anche i marittimi, età che cala di un anno, a 60 e sette mesi, per le donne.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il