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Pensioni quasi novità inesistenti per aspettative vita revisione importante come e più novità quota 100, mini pensioni, quota 41

Modificare l’attuale legge pensioni cancellando l’aspettativa di vita in attesa di piani di uscita prima: nulla si continua a fare per sostenere l’anticipo della pensione




Alla fine dello scorso anno, considerando l’imminente nullo di fatto che si sarebbe raggiunto nella definizione di novità per le pensioni, era stato chiesto di congelare quanto meno le attuali norme. Sono state diverse le proposte parlamentari presente in tal senso ma le ultime notizie confermano che anche in questo senso nulla è stato fatto. Dal primo gennaio, infatti, l’età pensionabile è salita, passando dai 66 anni e tre mesi ai 66 anni e sette mesi, quattro mesi in più dunque, e si tratta di un aumento legato all’aspettativa di vita Istat. L’attuale legge pensioni ha infatti agganciato l’età di uscita dal lavoro alla speranza di vita, secondo il principio che aumentando l’aspettativa di vita e quindi vivendo più a lungo è anche possibile lavorare di più.

Questo comporterà uno scatto dell’età pensionabile di tre, quattro mesi ogni due anni. Si tratta, tuttavia, di un principio considerato assurdo, soprattutto perché determinate categoria di lavoratori, pensiamo a coloro che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi, non riescono proprio a lavorare fino al raggiungimenti degli attuali requisiti richiesti. Visto che la strada per l’approvazione di piani di uscita prima come quota 100, mini pensione, o quota 41 è ancora decisamente lunga si chiedeva di bloccare gli aumenti legati all’aspettativa di vita ma, come detto, le norme non sono state bloccate e gli scatti avverranno.

E mentre si continuano ad agognare modifiche pensionistiche in tal senso, esistono delle categorie di lavoratori e dei metodi che permettono di andare in pensione prima. Stiamo parlando, per esempio, di sistemi come totalizzazione e ricongiunzione, che permettono di accumulare tutti i contributi previdenziali versati in gestioni differenti ma, nel primo caso, il calcolo della pensione finale avviene esclusivamente con metodo contributivo e non più con i più vantaggiosi retributivo o misto, mentre nel secondo i costi da sostenere sono decisamente elevati, per cui si tratta di un meccanismo poco conveniente.

Possono andare in pensione prima le donne, almeno a 57 anni e 3 mesi di età, che salgono a 58 anni e 3 mesi per le autonome, con 35 anni di contributi; gli invalidi che escono a 60 anni e 7 mesi che diventano 55 anni e 7 mesi per le donne se non inferiori all'80%; i dirigenti medici, ricercatori universitari e professori associati che escono a 65 anni; i lavoratori usuranti, che possono andare in pensione a 61 anni e 7 mesi di età con 35 anni di contributi e con quota 97,6; i lavoratori del comparto difesa e sicurezza, a 57 anni e 7 mesi di età con 35 anni di contributi o con 40 anni e 7 mesi di contributi indipendentemente dall'età anagrafica; e quelli dello spettacolo, che q possono uscire a 64 anni e 7 mesi di età, che scendono a 61 e 7 mesi per le donne.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il