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Pensioni nuovi dettagli e novità sul piano Governo Renzi svelati quota 100, mini pensioni, quota 41

Situazione pensionistica e dibattito per approvazione piani di uscita prima: piuttosto confuso il quadro pur con nuovo annuncio piano dell’esecutivo. Cosa prevede




Andare in pensione prima con 63 anni di età e 35 anni di contributi, con penalizzazioni fino ad un massimo del 10% della pensione finale: questa una delle novità che sarà contenuta nel piano pensioni ufficiale per cambiare l’attuale legge. Secondo le ultime notizie, infatti, l’esecutivo sarebbe a lavoro su nuove misure di modifica delle pensioni e ci si chiede se alcune di esse ricalcheranno quelle già presentate dall’Istituto di Previdenza, visto l’accordo per la sua presentazione con l’esecutivo stesso, e se sia finalmente arrivata la volta buona per arrivare alla definizione di soluzioni universali e concrete. La strada, però sembra ancora piuttosto lunga: tanti i dubbi sulla effettiva realizzazione di novità pensioni, a partire dalla scarsa disponibilità delle risorse economiche, alla mancanza di una soluzione condivisa da tutti.

A parte, infatti, l’assegno universale che sembra mettere tutti d’accordo, compresi ministro dell’Economia italiano e Bruxelles, che da sempre invece non si dicono per nulla favorevoli a cambiare le attuali norme pensionistiche in Italia, manca una unione sull’approvazione di un meccanismo di uscita prima e se c’è chi spinge sulla quota 100, c’è anche chi rilancia su quota 41 o mini pensione. In questo quadro di grande confusione, negli ultimi giorni ha tenuto banco l’ipotesi di taglio delle pensioni alle vedove, con agganciamento del valore delle erogazioni all’Isee piuttosto che al valore contributivo accumulato in vita dal lavoratore.

Si tratta di una ipotesi risultato di un malainterpretazione del piano di revisione delle prestazione assistenziali legate ai redditi e che inconsapevolmente coinvolto anche le pensioni ai superstiti che invece non sono state assolutamente contemplate in questo progetto di tagli e modifiche. A smentire ufficialmente quanto ha scatenato timori e polemiche il ministro del Lavoro prima e quello delle Politiche agricole (da sempre sostenitori dei metodi per uscire prima) poi che hanno chiaramente detto che le pensioni ai coniugi rimasti in vita e ai figli non saranno toccate. Tutto al più, come trapelato in questi ultimissimi giorni, si potrebbero o tagliare i valori degli assegni se il coniuge è titolare di un’altra pensione e restringere ai soli coniugi e figli l’erogazione di tali pensioni, visto che oggi vengono assegnate anche ad altri familiari.

Il punto di partenza per riuscire a cambiare davvero le pensioni attuale resta, comunque, una revisione di sostegni e detrazioni, che a volte finiscono nelle tasche dei furbetti, e da cui si ricaverebbero non poche risorse economiche che, alla luce di quanto emerso da tempo, sarebbero necessari per la realizzazione di cambiamenti positivi per le pensioni. E la versa svolta sarebbe mettere in atto quella divisione tra pensioni e assistenza che da tempo è stata proposta e su cui puntano premier, commissario per la revisione della spesa pubblica e presidente dell’Istituto di previdenza stesso.

Anche lui in questi ultimi giorni è tornato a farsi sentire, anche in riferimento alla polemiche sulle pensioni per le vedove: secondo il presidente dell’Istituto non devono ovviamente essere toccate, piuttosto bisognerebbe rivedere le prestazioni sociali, agganciandole all’Isee invece che al reddito individuale. Non le pensioni ai superstiti, ma qualsiasi altra prestazione dovrebbe comunque essere agganciata all’Isee, proprio per perseguire quell’equità sociale da tempo annunciata ma anche per rendere più sostenibile il nostro sistema previdenziale.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il