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Partita iva 2016 minimi, forfettaria, ordinaria: quale e quando conviene aprire o fare collaborazioni, voucher metodi alternativi

Come aprire una Partita Iva e qual è il regime fiscale più conveniente. Eventuali alternative. Le possibilità per i lavoratori che non hanno contratto a tempo indeterminato




La domanda che in questi primi mesi di questo nuovo anno tanti lavoratori si stanno ponendo è se conviene o meno aprire una Partita Iva, quanto cosa, quali regimi fiscali esistono e se ci sono agevolazioni, ma soprattutto se ci sono alternative. Lo diciamo chiaramente, l’unica alternativa valida alla Partita Iva sarebbe un contratto di lavoro a tempo indeterminato che, a parte la sicurezza al lavoratore, non prevede ulteriori spese da versare per il lavoratore stesso. Dalla busta paga, infatti, mensilmente vengano detratte tasse e contributi e quanto rimane è l’intero stipendio di cui i lavoratore può usufruire. Decisamente diversa la situazione per chi apre una Partita Iva.

In breve: dalla somma che si riceve di fatturato totale bisognerà sottrarre tasse, contributi da versare in base al proprio fatturato annuo, ed eventualmente anche l’Iva se si è in regime fiscale ordinario. Chi decide di aprire una Partita Iva lo può fare gratuitamente semplicemente rivolgendosi al proprio commercialista o registrandosi sul sito dell’Agenzia delle Entrate. In base alla propria attività e ai propri guadagni bisogna quindi decidere a quale regime fiscale aderire. Per agevolare le nuove Partita Iva, dal primo gennaio è in vigore il nuovo regime forfettario che prevede un’imposta unica sostitutiva del 5% per i primi cinque anni di attività, che sale poi al 15%, per limiti di guadagni entro i 30mila euro, e non prevede il versamento dell’Iva.

Questo nuovo regime agevolato vale per coloro che dal primo gennaio aprono una nuova Partita Iva; per i contribuenti che sono titolari già di una Partita Iva, ma hanno aderito ad un altro regime fiscale e che se in possesso dei requisiti necessari, possono aderire al nuovo regime; per i contribuenti che hanno aderito al vecchio regime dei minimi ma hanno passato i primi cinque anni di attività e che se hanno mantenuto guadagni entro i 30mila euro possono passare all’aliquota al 15%.

Si può anche passare dal regime ordinario a quello nuovo forfettario sempre se in possesso dei requisiti richiesti. In tal caso, i contribuenti devono compilare  il rigo VA14 nella prossima dichiarazione Iva 2016 relativa al 2015 per indicare che è l’ultima dichiarazione precedente l’adesione al regime forfettario 2016. Possiamo dire che nei casi appena descritti vi è una minima convenienza della Partita Iva ma per chi è in regime agevolato, a meno che non dichiari guadagni esorbitanti, non vi è assolutamente alcuna convenienza, considerando l’aliquota Irpef al 23% e l’obbligatorio versamento Iva al 22%, con l’imposta contributiva al 27,72% per chi è iscritto alla Gestione Separata e al 24% per chi è iscritto ad altre forme di previdenza.
 
In alternativa alla Partita Iva, per lavoratori non continuativi, ci sarebbero i contratti di collaborazione o i voucher, nell'immediato forse più convenienti ma decisamente negativi soprattutto pensando al futuro perchè innanzitutto non prevedono versamenti contributivi. La nuova legge sul lavoro ha rivisto le norme dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa (Co.co.co.) che comunque restano prive di garanzie e tutele e hanno una durata di tempo limitata. Stesso discorso per i voucher, o buoni lavorato rivi, che vengono erogati dall’Inps per prestazioni lavorative occasionali e che sono stati creati soprattutto per evitare il lavoro in nero. Vengono erogati al termine della suddetta collaborazione ma a parte la somma da corrispondere per il lavoro prestato non prevedono altro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il