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Taglio tasse Irpef e Ires 2016-2017: come potrebbero cambiare gli scaglioni. Calcolo ed esempi. Quanto si potrebbe risparmiare

L'esecutivo ha in programma un piano per tagliare le tasse e a beneficiarne potrebbe essere chi beneficia di un reddito tra 15.000 e 28.000 euro.




Aumento dell'Iva congelato per 3 anni, taglio dell'Ires di 4 punti senza superare il tetto del deficit del 3%: queste le linee guida del governo sintetizzate dal viceministro dell'Economia Enrico Morando. Ma come potrebbero realmente cambiare gli scaglioni? Il governo prevede per il 2018 una riduzione delle imposte sulle persone fisiche. L'importo, per ora, non è stato ancora quantificato. A quanto pare, l'intenzione è quella di agire sui redditi medi, ma i dettagli restano tutti da scoprire. Attualmente la maggiore platea dei contribuenti è quella nella fascia di reddito tra 15.000 e 28.000 euro. L'aliquota contributiva applicata è pari al 27%.

In seconda battuta, i più numerosi sono quelli come meno di 7.500 euro l'anno. L'aliquota è al 23%, azzerata dalla detrazione no tax area. Poi ci sono i contribuenti con reddito tra 7.500 e 15.000 euro, per cui viene applicata un'aliquota al 23%. Ecco poi i contribuenti con reddito tra 28.000 e 55.000 euro, a cui viene applicata l'aliquota del 38%. Infine, per chi guadagna tra 55.000 e 75.000 euro, l'aliquota è al 41% mentre per chi percepisce più di 75.000 euro è al 43%. Oltre alla possibilità di tagliare le aliquote il governo sta valutando, in alternativa, la possibilità di rendere strutturali i tagli al cuneo fiscale introdotti nel 2015 e che si esauriranno quest'anno. Una misura simile avvantaggerebbe lavoratori e imprese.

Morando ha spiegato di non escludere "che sia possibile, se le cose dovessero andare un po' per il verso giusto, anticipare iniziative che oggi programmiamo per il 2018 al 2017". Da anni nel bilancio pubblico c'è una clausola di salvaguardia, inserita per tranquillizzare la Unione europea, che prevede un aumento permanente dell'Iva. Fin qui il governo è riuscito a neutralizzarla anno per anno trovando risorse temporanee. Questa volta il governo punta a un congelamento delle aliquote per almeno un triennio, dal 2017 al 2019. L'aumento dell'Iva costerebbe 15 miliardi l'anno ai consumatori. Se la pressione fiscale è mediamente del 43,6%, solo Francia, Belgio e Finlandia fanno registrare numeri più alti in rapporto al Pil.

Il governo punta a contenere il deficit pubblico del 2016 al 2,4-2,5% rispetto al prodotto interno lordo. L'obiettivo, però, è reso più difficile dalla crescita dell'economia inferiore alle previsioni. La Unione europea, inoltre, non sembra propensa a concedere altri margini di intervento al governo, che ha chiesto di sfruttare la possibilità di fare un maggior deficit per finanziare riforme, investimenti e coprire i costi dovuti all'onda migratoria.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il