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Riforma pensioni 2016 ultime notizie, con quali metodi, quando e come Padoan, Boeri, Nannicini, Damiano

Le posizioni di Padoan, Boeri, Nannicini, Damiano sulle pensioni: quali i cambiamenti sostenuti, per chi e cosa prevedono




Continuano ad essere decisamente diverse le posizioni di autorevoli esponenti dell’esecutivo in merito alle novità per le pensioni: mentre le ultime notizie sembrano rimandare ancora la definizione di soluzioni universali per tutti al prossimo anno, o anche tra due, con la possibilità di inserire per prime novità per le pensioni definite nella prossima Manovra, sono ancora divergenti le proposte su cui si punta. Servirebbe, dunque, mettere a punto una soluzione condivisa da tutti che riesca a rivedere i requisiti di uscita dal lavoro modificando l’attuale legge. In realtà, nonostante le intenzioni di lavoro sull’approvazione di novità per le pensioni, il ministro dell’Economia Padoan resta sulla sua posizione di contrarietà alle modifiche dell’attuale legge.

Per Padoan, infatti, continua ad essere ancora l’unica in grado di assicurare stabilità finanziaria all’Italia motivo per il quale dovrebbe restare così com’è ancora per un po’. L’unica misura cui il ministro dell’Economia ha aperto è l’introduzione dell’assegno universale, proposto anche a livello comunitario per ovviare alla condizione di precarietà e difficoltà in cui si ritrovano molte persone a causa della crisi economica mondiale.

Decisamente diverse le posizioni del presidente dell’Istituto di Previdenza Boeri e del nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Nannicini. Quest’ultima, sulla scia del piano pensioni del presidente Boeri, ha proposto un piano di uscita prima a 63 anni di età con penalizzazioni alte, di circa il 9%, decisamente elevate ma da cui si ricaverebbero quei 5, 7 miliardi di euro necessari per cambiare le pensioni e renderle più flessibili. Questa idea, come detto, ricalca quella di Boeri che aveva proposto l’uscita a 63 anni e sette mesi con almeno 20 anni di contributi. Boeri ha anche aperto ultimamente al progetto di quota 41, rendendolo, però, di quota 42 o 43, prevedendo l’uscita con 42 o 43 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica e sempre con penalizzazioni.

Boeri ha tuttavia spiegato che per poter agire liberamente sulle novità per le pensioni bisogna innanzitutto rivedere il Patto di Stabilità con l’Unione europea, convincendo Bruxelles dei vantaggi che le modifiche per le pensioni al vaglio dell’esecutivo italiano porterebbero, sia in termini occupazionali che in termini di vantaggi sul lungo periodo. Ad affiancare il piano di uscita a 63 anni di Boeri, quello proposto dal presidente del Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio Damiano, che da sempre rilancia sull’uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni del 2% da applicare su ogni anno prima in cui si decide di andare in pensione. Ma lo stesso Damiano è colui che ha proposto la quota 100 e la quota 41.

La prima, sostenuta da diversi partiti politici come Lega e M5S, nonché dai sindacati, darebbe effettivamente al lavoratore la libertà di scegliere l’età in cui andare in pensione, a patto che la somma tra età contributiva ed età retributiva dia 100 come risultato, per esempio 60 anni di età e 40 di contributi, 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di età e 38 di contributi e così via, sempre a fronte di penalizzazioni. Penalità previste anche per l’uscita con quota 41 che prevede invece l’uscita per tutti con 41 anni di contributi ma senza alcun limite di età.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il