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Riforma pensioni 2016 ultime notizie, Istat dati economici e disoccupazione ecco la verità

I dati sulla disoccupazione soprattutto giovanile continuano ad essere allarmanti ed emerge sempre più di avviare le novità per le pensioni




PENSIONI novità E PENSIONI ULTIME NOTIZIE ULTIMISSIME mercoledì OGGI (AGGIORNAMENTO ore 18:47):

Nonostante le novità sul lavoro messe a punto dall’esecutivo per incrementare le assunzioni, il tasso di disoccupazione giovanile resta ancora molto alto, numeri che sottolineano l’urgenza di intervenire con novità per le pensioni che diano nuovo slancio al lavoro giovanile. L’erogazione delle pensioni, infatti, tra prestazioni pensionistiche e assistenziali, cosa decisamente molto, a fronte di giovani disoccupati che non riesca nono ad entrare nel mondo occupazionale a causa dell’invecchiamento dei lavoratori, dovuto alle attuali leggi pensionistiche che, allungando l’età pensionabile, costringono a rimanere sempre più a lavoro i più anziani.

Favorendo, invece, novità per le pensioni volte al sostenere il turn over attraverso una revisione dei requisiti di uscita, i lavoratori più anziani potrebbero andare in pensione lasciando il posto ai più giovani, che sarebbero anche una nuova forza per il versamento dei contributi, che andrebbero a rimpinguare le casse di un Istituto di Previdenza decisamente in una situazione allarmante. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, la disoccupazione giovanile, da ottobre ad oggi, è salita fino al 39,3%; a gennaio gli occupati sono aumentati di 70mila unità su base mensile e di 299mila (+1,3%) rispetto a gennaio 2015, da quando cioè sono in vigore gli sgravi fiscali sulle assunzioni con contratto a tempo indeterminato.

Nonostante siano aumentati i contratti a tempo indeterminato, non è diminuito il precariato, nè tanto meno l'occupazione giovanile ha subito un'impennata. E sono aumentati gli inattivi. Questa situazione è lo specchio di quanto non ci si sarebbe aspettati dopo l’entrata in vigore delle nuove norme del lavoro messe a punto dall’esecutivo Renzi. Manca cioè quella spinta al rilancio occupazionale che ci si aspettava e i costi sostenuti per sviluppare tali novità sono stati di circa 4-5 miliardi che raddoppieranno, quando invece per agire con novità per le pensioni, si sarebbe speso meno, o probabilmente anche la stessa cifra, a fronte però di recuperi successivi.

Ogni provvedimento di modifica dell’attuale legge, dal piano di quota 100 alla mini pensione, alla quota 41, all’uscita con 62 anni di età e 35 di contributi o a 63 anni e sette mesi di età con almeno 20 anni di contributi, prevede, infatti, penalizzazioni, talvolta anche piuttosto elevate, a carico del lavoratore che decide di andare in pensione prima e che serve per poter sostenere una maggiore flessibilità in uscita per tutti. Si tratta di meccanismi che permetterebbero, da una parte, di rendere più morbidi gli attuali requisiti di uscita permettendo un ricambio generazionale, e dall’altra, di accumulare anche risparmi nel lungo periodo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il