Alitalia: la liquidazione è l'unica soluzione che resta? O vi è un piano di risanamento di Prodi?

Alitalia continua a perdere terreno in borsa ritracciando di due punti percentuali al giro di boa



Alitalia continua a perdere terreno in borsa ritracciando di due punti percentuali al giro di boa. Il Tesoro non si esprime in merito, anche se la conferma nel giro di 24 ore dell’uscita del fondo Matlin Patterson dalla gara gli ha chiaramente fatto fare una figuraccia e ha svelato quello che tutti sapevano da tempo: si trattava di un braccio di ferro fra il Ministero e AirOne soltanto.

L’intoppo è venuto dal fatto che Toto si è alzato prima del gong, avendo perfettamente capito di avere il coltello dalla parte del manico. Le condizioni che aveva richiesto al Tesoro si sono rivelate eccessive e Laura Serafini, giornalista del Sole 24 Ore, si chiede oggi se non sia stato meglio che sia andata a finire così. In campo rimane il drammatico problema di una compagnia che dopo sei mesi e altri 150 milioni di perdite al minimo rischia di fallire. Le alternative sarebbero la contrattazione con i privati (per la quale già AirOne sembra disponibile…) oppure il commissariamento, che però potrebbe anche configurarsi come aiuto di Stato. Già perché Alitalia ha ricevuto anche troppo denaro da Roma nel corso degli anni e non può più ricevere, secondo la normativa europea, altri aiuti dallo Stato.

Lo ha ricordato ieri immediatamente la stessa Commissione ricordando di aver già chiuso un occhio nel 2004. Alla fine insomma o si dichiarerà il fallimento della compagnia e si procederà alla dismissione dei suoi asset, oppure si ricorrerà a una vendita privata, le cui procedure sono diverse da quelle di un’asta pubblica. In questo ultimo più probabile caso appare molto difficile che il Governo possa imporre condizioni e chiedere garanzie. Di fatto si è tornati al punto di partenza, eccetto che per due cose: la prima sono le perdite stimabili sui 150-160 milioni dei euro almeno in base ai dati 2006; la seconda è il fatto che il Governo incassa un fallimento in gran parte prevedibile.

Era infatti immaginabile che tutte quelle condizioni (livelli occupazionali, lock up della quota acquisita per tre anni, mantenimento di tutte le rotte, etc.) non fossero accettabili e soprattutto che non fossero imponibili. Già imponibili, perché una cosa i concorrenti l’hanno capita rapidamente, il Tesoro quei paletti li voleva rispettati sul serio. A quel punto uno dopo l’altro si sono tirati indietro sapendo che chi non aveva alternative era soltanto Tommaso Padoa Schioppa. Lo Stato non può infatti salvare Alitalia con altro denaro e a questo punto non ricapitalizzare significa far fallire la compagnia.

Evidentemente questo non è stato chiaro da subito a tutti, oppure il Governo ha fatto buon viso a cattivo gioco. Oggi sui giornali compariva una dichiarazione resa ieri da Roberto Maroni: "Al Governo non resta che la messa in liquidazione della società, sperando che non usi qualche trucco per svendere la compagnia ad Air France". La frecciatina è sembrata diretta a Tommaso Padoa Schioppa che è sembrato in più occasioni avere propensioni francesi. Forse per il fatto che l’alleanza con Air France sembra in parte aver funzionato, forse perché uscire dallo Sky Team porterebbe a una brutta multa per Alitalia. Al momento di certo c'è soltanto che il Governo, in buona o cattiva fede, ha fatto una figuraccia e che quel lobbismo di cui parlava Bersani qualche mese fa ha vinto.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il