Blair, Palestina e Israele: riuscirà l'ex-premier britannico a portare la pace creando due stati?

A Lisbona si riuniscono i diplomatici di Usa, Russia, Onu e Ue per riavviare il processo di pace palestinese, per la prima volta guidati dall'ex premier britannico, chiamato a dribblare critiche e pressioni



E arrivò il giorno di Tony Blair. A meno di un mese dal suo addio a Downing Street, l'ex premier britannico comincia oggi la sua nuova vita da inviato per il Quartetto per il Medio Oriente. I delegati di Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Onu si riuniranno da stasera a Lisbona per analizzare lo scenario mediorientale, e cercare delle soluzioni per far ripartire il processo di pace israelo-palestinese. Al vertice prenderanno parte il segretario generale dell'Onu Ban ki-moon, il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, il capo della Politica Estera dell'Ue Javier Solana e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, ricevuti dal ministro degli Esteri portoghese Luis Amado. L’incontro è il primo del Quartetto successivo alla presa di Gaza da parte di Hamas e ci si attende un sostegno per il presidente dell’autorità palestinese, Mahmoud Abbas. Il lavoro di Blair si annuncia spinoso non solo per le questioni sul tavolo, ma anche per l'alone di diffidenza e di critica che ha accolto la sua nomina, considerata azzardata e inopportuna, visti i suoi "trascorsi" iracheni. Il suo mandato è in realtà limitato ai tentativi di fornire un contributo decisivo allo sviluppo economico, politico e sociale dell'Autorità nazionale palestinese.

Una strada in salita, ancor più dopo l'ammissione pubblica sulla "morte" della Road Map, da parte di tutti i leader europei, D'Alema in testa, compatti nello spedire a Blair una lettera, la scorsa settimana, con la quale hanno voluto in qualche modo indirizzare le prossime mosse della diplomazia internazionale e l'operato del neo-inviato. Blair (che ha incontrato Zapatero a Madrid, prima di giungere a Lisbona) ha espresso la "grande volontà politica che esiste per una soluzione pacifica della questione mediorientale", affermando la necessità della creazione di due stati. Una linea condivisa anche oltreoceano. "Non vi è obiettivo più importante che quello di avere uno Stato palestinese autosufficiente", ha dichiarato oggi Condoleeza Rice, lasciando intendere che sia proprio la definizione dell'autonomia  politica palestinese il principale compito del mandato affidato a Blair, "una persona molto competente e rispettata nel mondo e assolutamente devota alla democrazia" che deve contribuire a "costruire un Medio Oriente migliore", ha aggiunto la Rice. Non è un caso che le parole del Segretario di stato Usa arrivino a pochi giorni di distanza dalla proposta di Bush, che ha caldeggiato l'idea di una conferenza internazionale per la pace tra israeliani e palestinesi, da tenere, probabilmente, in autunno, come se gli Usa sentissero la necessità di porsi comunque in prima fila nella evoluzione diplomatica per riavviare il processo di pace.

Da qualche settimana la situazione sembra essere più distesa, facendo intravedere la possibilità di ripresa di dialogo tra Israele e Siria. Nelle ultime ore il ministro israeliano della cultura, Ghaleb Majadele, in un’intervista ad Haaretz, ha chiesto di essere inviato da Olmert a Damasco, come “emissario di buona volontà”, facendo seguito alle aperture dello stesso primo ministro israeliano e di Abbas che hanno portato alla decisione di liberare 256 prigionieri palestinesi, prendendo anche l'impegno di dare sostegno politico ai moderati di Fatah. Una scelta importante che però va avvalorata dai fatti, e che comunque non risolve il nodo di Gaza, sulla cui situazione continuano ad essere lanciati allarmi. Il capo dell’Agenzia dell’Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi (UNRWA), Karen AbuZayd, ha denunciato ieri la drammatica condizione della popolazione della Striscia da quando Hamas ne ha preso il controllo. AbuZayd ha sottolineato come almeno 68mila persone hanno perso il posto di lavoro, in una zona nella quale è senza impiego già l’85% dei dipendenti del settore privato, e dove centinaia di imprese sono state chiuse, bloccando di fatto ogni attività di esportazione ed importazione. Karen AbuZayd ha invitato Blair ad andare a Gaza, per verificare di persona lo scenario civile e valutare l'opportunità di revocare il blocco imposto da Israele dopo la presa di potere di Hamas, per evitare che “la totalità degli abitanti della striscia (un milione e 400mila) diventi dipendente dagli aiuti internazionali”.

Aspettando il meeting di Lisbona, l'ex premier britannico è stato ricevuto ieri dallo stesso D'Alema e dal presidente del Consiglio Romano Prodi, incontrando anche il sindaco di Roma Veltroni e il segretario dei Ds Fassino. Tutti hanno sottolineato come il mandato conferito a Blair rappresenti un segnale di indirizzo alla comunità internazionale, per imprimere una svolta decisiva alla questione israelo-palestinese. Secondo il premier italiano, la priorità va data alla fondamentale urgenza di concedere aiuti alla Striscia di Gaza per evitare possibili emergenze umanitarie. Proprio per questo ha apertamente invitato Blair a trattare con Hamas, ricalcando il pensiero già espresso da D'Alema nei giorni scorsi, a cui aveva polemicamente risposto il leader di An Fini. Una presa di posizione netta che segna un passo avanti nelle aperture negoziali dei leader europei, e che trova sostegno e appoggio anche da Mosca, che ritiene "controproducente" isolare Hamas. "Qualunque cosa si pensi - ha spiegato Lavrov a Lisbona - Hamas resta una forza politica influente, che ha la maggioranza in parlamento". Per quanto riguarda il possibile spiegamento di forze di pace internazionali in Palestina, Lavrov è sembrato possibilista, ma ha detto che può essere considerato solo con il consenso di tutte le forze palestinesi, "compreso Hamas".

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il