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Pensioni quota 100, mini pensioni, assegno universale, quota 41 novità calcolo con simulazioni tecnici ed esperti che si occupano

Quanto costa andare in pensione prima: simulazioni e calcoli per conti pubblici e penalizzazioni per i lavoratori stessi




L’esecutivo sembra aver rimandato concrete novità per le pensioni al prossimo anno, iniziando a definire le misure da inserire nella prossima Manovra, mentre le ultime notizie confermano che tecnici ed esperti sarebbero a lavoro su calcoli e simulazioni delle novità per le pensioni in discussione tra quota 100, mini pensione, quota 41 e assegno universale. Tra le novità tornate in discussione in queste ultime settimane la mini pensione, che non costerebbe particolarmente allo Stato, considerando che permetterebbe di andare in pensione tre anni prima la massimo rispetto all’età pensionabile oggi stabilita, cioè 66 anni e sette mesi, percependo un prestito che però, una volta raggiunti i normali requisiti pensionistici, dovrà essere in parte restituito da lavoratore stesso. E questa restituzione dovrebbe essere pari a ben due terzi di quanto percepito.

Oltre alle novità per le pensione che consentirebbero l’uscita prima, l’obiettivo dell’esecutivo sarebbe anche quello di rendere gratis le ricongiunzioni e semplificare il cumulo, che comunque, attraverso la ricongiunzione appunto dei contributi versati, permetterebbero di raggiungere l’età di uscita. Secondo l’esperto di previdenza Brambilla, invece, che sostiene le novità per le pensioni senza un totale stravolgimento delle norme attualmente in vigore, il sistema privilegiato di uscita prima sarebbe quello della quota 100, cioè di uscita a 60 anni di età con 40 anni di contributi, o a 61 anni di età con 39 anni di contributi, ecc, purchè la somma tra età anagrafica ed età previdenziale sia 100 come risultato, a fronte di penalizzazioni che permetterebbero, nel lungo periodo, anche di accumulare risparmi, senza pesare, dunque, sui conti pubblici.

Secondo l'ex commissario straordinario dell'Istituto di Previdenza, invece, sarebbe più conveniente approvare l'uscita con quota 41, vale a dire con 41 anni di contributi per tutti indipendentemente da limiti anagrafici e a fronte comunque di penalizzazioni, sistema decisamente meno costoso rispetto a quota 100 o mini pensione, che permetterebbe, al tempo stesso, l'uscita prima dei lavoratori più anziani e l'ingresso nel mondo occupazionale dei più giovani. Tra le proposte per le novità per le pensioni quella del presidente dell'Istituto di Previdenza, che prevede l’uscita a 63 anni e sette mesi con 20 almeno di contributi solo, però, se l'assegno previdenziale sia pari ad almeno 1.500 euro al mese, e una decurtazione del 10%, decisamente elevata ma che servirebbe, come confermato anche dal neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, per recuperare quei soldi, circa 5, 7 miliardi di euro, necessari per la pensione prima.

Secondo quanto calcolato in tal caso, la decurtazione darebbe del 9,4% se si decide di lasciare il lavoro a 63 anni e sette mesi; del 6,5% se si decide di andare in pensione a 64 anni e sette mesi, e del 3,3% se si lascia il lavoro a 65 anni e sette mesi, fino ad azzerarsi se per la pensione si attende il raggiungimento dei normali requisiti stabiliti. Il presidente del Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio, invece, da sempre rilancia sull’uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni del 2% per ogni anno di anticipo in cui si decide di uscire, ma anche sulla quota 41, sempre a fronte di penalizzazioni per controbilanciare eventuali soldi ulteriori.

Tra le novità per le pensioni, meglio, per il ministro dell’Economia, l’erogazione dell’assegno universale, a livello europeo, di natura temporanea, le cui risorse dovrebbero derivare da un fondo comune. Proposta che ricalcherebbe, a livello comunitario appunto, la proposta dell’assegno universale presentata dall’Istituto di Previdenza italiano. L’assegno, così come modulato, sarebbe erogato agli over 55 che si ritrovano senza occupazione ma non possono ancora andare in pensione, e avrebbe un valore di 500 euro.

Questa somma, secondo le simulazioni, dovrebbe salire nel caso in cui insieme all’over 55 vi sia un convivente adulto (più di uno) e in tal caso bisognerebbe aggiungere 250 euro per adulto, o un convivente che abbia meno di 14 anni, e in tal caso l’aumento sarebbe di 150 euro. L’importo dell’assegno universale dipenderebbe dunque dalla composizione del nucleo familiare che non deve essere titolare di altri redditi se non di un immobile adibito ad abitazione principale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il