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Bri lancia allarme, massima incertezza con tassi negativi e banche centrali delegittimate o quasi

C'è timore sull'economia mondiale per via dell'elevato debito. Le preoccupazioni della Banca dei regolamenti internazionali.




L'allarme è stato lanciato ed è anche piuttosto pesante: è in arrivo una tempesta sull'economica mondiale, con tanto di conseguenze imprevedibili sul terreno sulla Borsa per investitori e risparmiatori. A dirlo è stata la Banca dei regolamenti internazionali attraverso il capo del dipartimento monetario Claudio Borio. Il debito è alla base della crisi finanziaria e da allora, a livello globale, è eccessivamente cresciuto in rapporto al Pil. Nel corso dell'illustrazione del rapporto trimestrale ha spiegato che malgrado condizioni monetarie espansive, la crescita nei Paesi più importanti è stata deludente e l'inflazione è rimasta bassa.

Ecco quindi che "gli operatori di mercato ne hanno preso atto e la loro fiducia nei poteri curativi delle banche centrali forse per la prima volta vacilla", ma "anche i policymaker farebbero bene a prenderne atto". E ancora: "A fronte di un calo prolungato della crescita della produttività, aggravato dalla crisi, i livelli globali di indebitamento hanno continuato a salire e i margini di intervento delle politiche monetarie sono diventati sempre più stretti".

Gli economisti concordano: nella riunione del 10 marzo la Banca centrale europea dovrebbe annunciare un'ulteriore riduzione del tasso sui depositi, probabilmente di 10 punti base per portarlo a -0,40 per cento e dare un segnale di fiducia con una politica monetaria ancora più accomodante. Una mossa che segue quella dello scorso dicembre. Il tasso sui depositi è quello che le banche pagano per parcheggiare la liquidità in eccesso presso la Banca centrale europea. Per andare incontro alle preoccupazioni delle banche che temono una compressione dei margini l'Istituto potrebbe introdurre un sistema modulare di tassi sui depositi, il cosiddetto Multi Tier System adottato da altre banche centrali come quella giapponese e svizzera.

Sono numerose le possibilità e le ipotesi di un intervento sul quantitative easing. La prima è un ampliamento dell'ammontare mensile di 10-15 miliardi di euro al mese rispetto agli attuali 60. Questa mossa farebbe scendere ulteriormente i tassi e alzerebbe le aspettative di inflazione. La Banca centrale europea potrebbe anche estendere la misura, prevista fino al marzo 2017, fino al giugno del prossimo anno. Ma c'è anche l'ipotesi di un allargamento della platea dei titoli acquistabili includendo i cosiddetti semi-public, cioè quelli emessi da società con almeno metà di capitale pubblico. Sembra invece improbabile l'abolizione della cosiddetta capital share key che determina gli acquisti di titoli a seconda dell'azionariato dei Paesi nella Banca centrale europea.

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