BusinessOnline - Il portale per i decision maker






Pensioni divergenze, novità e similarità per novità mini pensioni, quota 41, quota 100 tra studiosi e Boeri,Zanetti,Poletti,Padoan

Le ultime posizioni su esperti ed esponenti dell’esecutivo su possibili novità per le pensioni: quali i migliori e penalizzazioni necessarie




PENSIONI novità E PENSIONI ULTIME NOTIZIE ULTIMISSIME: E' da sottolineare, inoltre, come vi siano diversi punti di vista anche tra gli stessi attori istituzionali che se ad un certo punto sembravano tutti convinti degli stessi metodi e novità per le pensioni, pur con delle differenze, ora sembrano fare troppi distinguo e aumenate le differenze nelle ultime notizie e ultimissime.

PENSIONI novità E PENSIONI ULTIME NOTIZIE ULTIMISSIME: Abbiamo visto come tra le diverse figure attive per le novità per le pensioni vi siano diversi punti di vista sui metodi, sistemi e percorsi da intraprendere. E' interessante, comunque, analizzare anche le idee di esperti e studiosi economisti e non che si occupano del tema alla ricerca della migliore soluzione e metterle a confronto con le convinzioni dei primi.

Studiosi, esperti ed esponenti dell'esecutivo continuano a confrontarsi sulle possibili novità pensioni da attuare cercando di soddisfare le richieste di cambiamento avanzate da tutti, tra forze politiche e forze sociali. Le ultime notizie riportano la posizione di Vincenzo Galasso, professore di Economia Politica all’Università Bocconi di Milano, secondo cui potrebbe essere vantaggioso introdurre novità per le pensioni modificando gli attuali requisiti richiesti per l’uscita dal lavoro. Ma sarebbe necessario anche impegnarsi, contemporaneamente, per gli over 50 che perdono il lavoro e che sono considerati troppo ‘grandi’ per essere impiegati in aziende che preferiscono, chiaramente, i più giovani su cui investire.

Per Galasso, anticipare l’uscita dal lavoro per i più anziani, magari di qualche anno, portandola da 66 anni e sette mesi, a 62, significherebbe rilanciare occupazione ed economia a scapito di nessuno ma a vantaggio di tutti, più anziani e più giovani. Una novità pensione che verrebbe comunque accompagnata da penalizzazioni, che dovrebbero aggirarsi dal 2,5 all’8% per chi decide di andare in pensione a 62 anni. Secondo Galasso, infatti, le penalità sono una condizione imprescindibile per l’approvazione di una maggiore flessibilità in uscita, soprattutto alla luce delle ultime notizie che continuano a confermare una scarsa disponibilità di fondi da investire.

Sull’assegno universale sostiene, invece, che sia meglio pensarlo e introdurlo in un’ottica di certezze, altrimenti rischia di trasformarsi in uno strumento ‘perverso’ che potrebbe portare a molti ad adagiarsi senza necessità di cercare una nuova occupazione. Anche per il collega studioso Esposito, per permettere l’uscita prima a tutti sono necessarie penalizzazioni. E riporta i casi dei sistemi che già le prevedono, dall’uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni del 2% per ogni anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro, per cui servirebbero tra gli 8 e i 10 miliardi di euro, all’uscita a 63 anni e sette mesi, come proposto dallo stesso presidente dell’Istituto di Previdenza e sostenuto dal neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Nannicini, con almeno 20 anni di contributi e penalità decisamente elevate.

Come modulato da Boeri stesso, le penalizzazioni in questo caso sarebbero di quasi il 10%, precisamente del 9,4% considerando che i costi si aggirerebbero intorno ai 7 miliardi di euro per introdurre questa novità. Più precisamente, in tal caso la decurtazione sarebbe del 9,4% se si decide di lasciare il lavoro a 63 anni e sette mesi; del 6,5% se si decide di andare in pensione a 64 anni e sette mesi, e del 3,3% se si lascia il lavoro a 65 anni e sette mesi, fino ad azzerarsi se per la pensione si attende il raggiungimento dei normali requisiti.

Per l’esperto di previdenza Brambilla, le novità per le pensioni potrebbero essere messe in atto senza però stravolgere completamente l’attuale legge, privilegiando la quota 100, che effettivamente permette al lavoratore di scegliere quando andare in pensione, se a 60 anni di età con 40 anni di contributi, o a 61 anni di età con 39 anni di contributi, ecc, purchè la somma tra età anagrafica ed età previdenziale sia 100 come risultato, a fronte di penalizzazioni.

Il presidente del Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio Damiano, invece, da sempre rilancia, come sopra detto, sull’uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni del 2% per ogni anno di anticipo in cui si decide di uscire, ma anche sulla quota 41, sempre a fronte di penalizzazioni; e mentre il ministro del Lavoro Poletti non si esprime su possibili novità concrete per le pensioni da inserire, come lui stesso ha detto, nella prossima Manovra, il ministro dell’Economia Padoan, l’unica novità per le pensioni che sostiene è l’assegno universale, di natura temporanea e a livello comunitario, con le risorse che dovrebbero derivare da un fondo comune. Di diverso avviso ultimamente il viceministro dell’Economia Zanetti che, invece, pur sostenendo da sempre la necessità di introdurre novità per le pensioni, in questo momento ritiene che non siano ancora una priorità, privilegiando il piano di taglio delle tasse di cui si sta parlando in questi giorni.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il