I politici intercettati per la scalata Bnl ed Rcs hanno avuto ruoli attivi per il Gip Forleo

La durissima ordinanza del Gip di Milano solleva un polverone. Altro che tifosi, per il giudice i sei politici comparsi nelle telefonate di Consorte avrebbero avuto dei 'ruoli attivi' nella fallita scalata a Bnl ed Rcs



La bomba giudiziaria di Clementina Forleo esplode poco prima delle 14 di un afoso pomeriggio di mezza estate. Nell'agenda del giudice per le indagini preliminari di Milano c'è l'udienza sul caso Unipol. Nella borsa, la trascrizione delle 73 telefonate piccanti che riguardano i tentativi di scalalta ad Antonveneta, Bnl ed Rcs. Nella testa, l'idea che il "tifo" mostrato da alcuni politici imporanti di entrambi gli schieramenti (alcuni dei quali hanno nomi altisonanti tipo Massimo D'Alema e Piero Fassino) sia andato un po' troppo al di là del semplice appoggio morale. La procedura, per il Gip, è molto semplice: lette le trascrizioni deve decidere quali vanno gettate nel cestino e nel dimenticatoio, e quali invece vanno mantenute per essere inviate al Parlamento allo scopo di ottenere il placet per il loro utilizzo come prove nei procedimenti a carico degli imputati della storiaccia dei conti rossi.

Inaspettatamente per molti, il Gip tiene con sé ben 68 telefonate da inviare a Camera e Senato: ne scarta solo cinque. Ma le sorprese non finiscono qui, perché solo pochi minuti dopo lo stesso giudice lancia il suo j'accuse in grado di rovinare l'estate a più d'uno. Sull'ordinanza relativa alla fallita scalata a Bnl scrive la Forleo: "sarà proprio il placet del Parlamento a rendere possibile la procedibilità penale nei confronti di suoi membri, inquietanti interlocutori di numerose conversazioni intervenute sull'utenza in uso al Consorte. I quali, all'evidenza, appaiono non passivi ricettori di informazioni pur penalmente rilevanti né personaggi animati da sana tifoseria per opposte forze in campo, ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata". Poi in una nota escono i nomi: Massimo D'Alema e Nicola Latorre, il ministro ed il senatore, potrebbero aver ricoperto "ruoli attivi, contrassegnati all'evidenza da consapevole contributo causale", come dimostrato da otto telefonate di cui una definita dalla Forleo di "estremo interesse" in quanto manifesterebbe "la complicità nell'operazione" dei due onorevoli.

Per quanto riguarda Rcs, invece, quello regalato a Consorte sarebbe stato "solo" uno sponsor politico: "appare evidente", scrive il Gip, "come l'operazione in questione abbia avuto i suoi supporters in personaggi politici evidentemente interessati alla buona riuscita della stessa per finalità altrettanto evidentemente comprensibili in quanto legate alla tipologia del gruppo oggetto della scalata in questione". E comunque, tutti erano convinti di passare impuniti, visto che "gli indagati erano sicuri, come peraltro altri personaggi con essi in contatto, di non essere sottoposti a operazioni di intercettazione". Una convinzione che secondo il giudice è persistita anche dopo essere venuti a conoscenza della pendenza dei procedimenti penali a loro carico.

"Inquietanti", "complici", "disegno criminoso", "supporters": il messaggio è chiarissimo e fa tremare i palazzi di Roma. Politici pronti e disponibili a "fornire i loro supporti istituzionali in totale spregio delle regole dello stato di diritto e delle regole poste a presidio della tutela dei piccoli azionisti e dei medi e piccoli risparmiatori". Spregiudicati, colpivano alle spalle il risparmiatore, "debole ed ultimo anello della catena su cui riversare le conseguenze di tali condotte". Accanto ai due già citati, dei restanti quattro della lista (i forzisti Grillo, Cicu e Comincioli ed il diessino Fassino) è il senatore Grillo ad essere messo sotto i riflettori, dato che molte delle 35 telefonate inviate al Senato lo riguardano.

I passaggi della Forleo sono durissimi, e chiamano a rispondere la politica tutta. Come previsto, le prime reazioni di questa "politica tutta" propendono per la cautela: da Anna Finocchiaro, che non condivide i toni della giovane giudice di Milano ("una ricostruzione forzata") a Carlo Giovanardi che chiede un approccio più garantista ("accuse molto pesanti, da verificare"). In molti si chiedono se intorno alle parole e alle indagini di Clementina Forleo scoppierà lo scoop estivo del 2007 o se invece tutto sarà destinato a sgonfiarsi. Resta il fatto che la bandiera della prudenza bipartisan potrebbe non continuare a sventolare a lungo.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il