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Pensioni novità e più importanti segnali per novità mini pensioni, quota 41, quota 100 da Simonetti, Zanetti, Draghi, Padoan,Renzi

Ultime affermazioni della settimana su eventuali novità per le pensioni da Marattin, Simonetti, Padoan, Draghi, Zanetti, Boeri: cosa hanno detto




PENSIONI novità E PENSIONI ULTIME NOTIZIE ULTIMISSIME:  Interessante e degna di nota l'affermazione di Simonetti che spiega come le novità per le pensioni, almeno alcune potrebbero essere realizzabili da subito, ma come, secondo lui, si tende a posticipare per farle nel momento più oppurtuno come le elezioni amministrative, il prossimo referendum o quelle politiche. La stessa convinzione che traspare dalle ultime notizie e ultimissime indiscrezioni.

PENSIONI novità E PENSIONI ULTIME NOTIZIE ULTIMISSIME: Numerose affermazioni come sempre si sono susseguite nel corso di questi giorni con un alternarsi come sempre di conferme e smentite sulle novità per le pensioni. E si sono rivelate anche ultime notizie e ultimissime interessanti anche da chi decide e deciderà direttamente sulle questioni delle pensioni che ne ha parlato direttamente.

La settimana che si è appena conclusa è stata l’ennesima in cui si sono susseguite le affermazioni di autorevoli esponenti dell’esecutivo su eventuali novità per le pensioni. Le ultime notizie riguardano l’intervento del consigliere economico del premier Marattin che rilancia l’idea di non rovinare le misure attuate finora per le pensioni ma di procedere a cambiamenti progressivi, a partire dall’estensione delle norme che permettono alle donne di andare in pensione prima, a 57 anni di età, che salgono a 58 per le autonome, con 35 anni di contributi, e calcolo della pensione finale con sistema contributivo, grazie allo stanziamento di 2,5 miliardi di euro. L’obiettivo di Marattin, come ribadito, non è quello di stravolgere l’attuale legge pensioni, anche se porterebbe l’esecutivo a recuperare grandi consensi, perché riesce comunque a garantire la sostenibilità dei conti, ma appunto di attuare novità progressive per tutti.

Per il deputato della Lega Simonetti, è possibile invece rivedere l’attuale legge pensioni stanziando ben 3 miliardi di euro all’anno, che sarebbe ben un terzo si quanto speso per l’erogazione del bonus di 80 euro. Secondo quanto stimato dallo stesso Istituto di Previdenza, infatti, il piano di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, costerebbe 1,5 miliardi per il 2017, 2,5 miliardi per il 2018 e 3 miliardi per il 2019, a aggiungendo la quota 41 servirebbero 4-5 miliardi dal 2017. Sono numeri che, secondo Simonetti, in una Manovra da 35 miliardi, se si vuole, si recuperano, piuttosto che procedere sempre con altri provvedimenti che vengono sempre reputati più importanti e prioritari rispetto alle novità pensioni.

Continua invece a restare in silenzio su questione previdenziale e novità per le pensioni il ministro dell’Economia Padoan che negli ultimi giorni è intervenuto parlando solo di necessità di equilibrio dei conti pubblici, il che lascia chiaramente intendere come, toccando eventuali novità sulle pensioni proprio i conti, nulla si prospetti al momento per cambiare le pensioni. D’altro canto, però, le ultime notizie dal presidente della Bce Draghi è come se invitassero, in un certo senso, a mettere in atto novità per le pensioni da anticipare.

Draghi avrebbe infatti esortato i Paesi membri a seguire le indicazioni dell’Ue sul proseguimento di impegni e provvedimenti per la ricrescita dei Paesi stessi. E in Italia lavorare in tal senso significa partire da un rilancio dell’occupazione che non può prescindere dall’attuazione di novità per le pensioni. Solo, infatti, attraverso piani di uscita prima, come mini pensione, quota 100, o quota 41, o uscita a 62 o a 63 anni con 35 anni di contributi o 20, sempre a fronte di penalizzazioni, si permetterebbe ai lavoratori più anziani di lasciare la propria attività liberando nuovi posti per l’impiego dei più giovani e dando, di conseguenza, nuova spinta a produttività ed economia in generale.

Frena invece sulle novità per le pensioni il neoviceministro dell’Economia Zanetti: da qualche tempo, infatti, ribadisce che modificare le pensioni non è ancora una priorità dell’esecutivo che farlo, senza avere certezze sulla questione della disponibilità dei soldi, potrebbe mettere in discussione anche la sostenibilità dei trattamenti attuali e questo timore dovrebbe essere proprio la molla che dovrebbe far dire ai pensionati stessi che sarebbe meglio non toccare al momento le pensioni di oggi. Anche Renzi continua a rimanere in silenzio sulla questione pensioni ma è plausibile pensare che in vista delle prossime elezioni amministrative e del referendum si prepari a presentare, a sorpresa, novità sia per il taglio delle tasse sia per le pensioni, il che sarebbe una mossa decisamente vincente.

Ciò che però ha chiaramente dichiarato in questi ultimi giorni è la sua nuova posizione di contrarietà all’introduzione dell’assegno universale. Se fino a qualche tempo fa, lui stesso si era detto d’accordo con questa misura, probabilmente, dopo recenti riflessioni, ha detto che potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio fungendo da parte sì come sostegno per coloro che si ritrovano in difficoltà, ma, dall’altra, si corre il rischio che si trasformi in una sorta di ‘elemosina’, come l’ha definita, legalizzata dallo Stato che potrebbe però portare chi ne beneficia ad adagiarsi sugli allori senza impegnarsi alla ricerca di una nuova occupazione, convinti di poter essere mantenuti proprio dallo Stato. Per questo piuttosto che l’erogare l’assegno universale, l’impegno dovrebbe essere rivolto al sostegno di politiche attive per l’occupazione.

Dopo un periodo di silenzio sulle pensioni, il presidente dell’Istituto di Previdenza Boeri è tornato a rilanciare sulla necessità di approvazione di novità per le pensioni volte ad anticipare l’uscita per tutti soprattutto nell’ottica di un turn over generazionale per l’occupazione. E per ovviare al problema dei costi che queste novità comporterebbe la strada migliore per Boeri sarebbe quella dei tagli sulle pensioni più elevate e i vitalizi d’oro. Nel mirino, in tal caso, finirebbero le 250.000 pensioni troppo alte rispetto ai contributi effettivamente versati.  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il