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Pensioni calcolo novitÓ per uscire prima ulteriore nuovo metodo disponibile in attesa quota 100, quota 41, mini pensioni

Andare in pensione prima a 63 anni Ŕ giÓ possibile ma non per tutti: cosa prevede questa novitÓ, per chi vale a condizioni




Sono diverse le proposte presentate per cambiare l’attuale legge pensioni e le novità per rendere più ‘morbidi’ i requisiti oggi richiesti per andare in pensione e negli ultimi giorni, soprattutto dopo le ultime notizie sugli eventuali costi da parte dell’Istituto di Previdenza, l’impegno si sta concentrando soprattutto su calcoli ed eventuali simulazioni di quanto potrebbero effettivamente costare i diversi piani di uscita prima da tempo al vaglio dell’esecutivo, cioè quota 100, mini pensione, quota 41 ma anche uscita prima a 62 anni di età con 35 anni di contributi e non solo. Ciò che chiaramente è emerso è che i costi sarebbero alti, per ogni sistema citato qualche miliardo di euro, e quindi dovrebbero implicare necessariamente alte penalizzazioni, per non incidere particolarmente sui conti pubblici e mantenere, quindi, un equilibrio.

Ma andiamo con ordine: le novità proposte per anticipare l’uscita pensionistica prevedono la possibilità di pensione a 62 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi e penalizzazioni fino ad un massimo dell’8, vale a dire del 2% per ogni anno in cui si decide di andare in pensione rispetto alla soglia dei 66 anni; estensione delle norme per l’uscita prima delle donne anche agli uomini, accettando una forte riduzione dell’assegno finale, fino al 30% anche; uscita a 63 anni e 7 mesi di età con 20 anni di contributi e un assegno da 1.500 euro e penalizzazioni fino al 10%; mini pensione, per andare in pensione prima di due o tre anni, quindi a 62 o 63 anni, ricevendo un anticipo da restituire una volta maturati i requisiti normali richiesti con penalizzazioni del 4 o 5%. A queste soluzioni si aggiungono anche i piani di quota 100 e quota 41 che richiederebbero però penalizzazioni decisamente inferiori.

Secondo le stime in termini di costi dell'Istituto di previdenza, nel caso del piano di uscita a 62 anni con 35 anni di contributi, servirebbero circa 1,5 miliardi di euro nel 2017, per poi salire a 2,5 miliardi di euro nel 2018 e a 3 miliardi nel 2019, costi che giustificano le penalizzazioni elevate fino all’8%; stesso discorso per l’uscita a 63 anni e sette mesi e 20 di contributi per cui servirebbero circa 7 miliardi di euro; per la quota 41, che prevede l’uscita con 41 anni di contributi e senza alcun limite anagrafico servirebbero 1,5 miliardi di euro. In base a tali novità e costi previsti, secondo alcuni studiosi il sistema più conveniente sarebbe la quota 100, secondo il ministro del Lavoro la mini pensione, che avrebbe alcun impatto sui conti pubblici, considerando che l’Ue continua a puntare la sua particolare attenzione proprio su di loro.

Ma nell’attesa che l’esecutivo arrivi finalmente alla definizione di una novità definitiva per le pensioni, tracciando una soluzione universale per tutti, che possa essere sostenibile e favorire l’uscita prima di chi lo desiderasse, soprattutto per alcune categorie di lavoratori che sono stati particolarmente penalizzati dalle norme oggi in vigore, vi sarebbe un ulteriore metodo di uscita prima già possibile che permette ad alcune persone di andare in pensione a 63 anni. Non si tratta di una novità quanto di una norma prevista proprio dall'attuale legge ma possibile solo per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 e percepisce retribuzioni elevate. Più che, dunque, una possibilità di uscita prima sembra l'ennesimo privilegio per pochi.

Secondo quanto spiegano le ultime notizie, infatti, chi ha iniziato la propria carriera lavorativa dopo il 1995 può andare in pensione prima, a 63 anni e sette mesi con 20 anni di contributi effettivamente versati e con il calcolo dell'assegno finale esclusivamente con metodo contributivo, ma solo a condizione che l'importo del primo assegno sia superiore a 1.250 euro, vale a dire 2,8 volte l'assegno sociale. Si tratta però di un meccanismo che non vale per chi risulta nel sistema misto e che, a conti fatti, può essere richiesto da pochi, considerando che per riuscire a percepire una pensione di quasi 1.300 euro al mese solo con 20 anni di contributi significa aver svolto lavori da retribuzioni decisamente elevate e non tutti certamente hanno avuto questa occasione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il