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Riforma pubblica amministrazione, rinnovo contratti statali e stipendi Renzi-Madia 2016: novità della settimana

Dubbi del Garante sulla trasparenza e la privacy dei dati personali nella riforma Madia della pubblica amministrazione.




Se c'è un aspetto della riforma della pubblica amministrazione che non decolla è quello del rinnovo dei contratti degli statali. Nonostante la sentenza dell'Alta Corte i tempi vanno per le lunghe, ma in fin dei conti i dipendenti pubblici non hanno molto da attendersi. Come spiegato a più riprese, l'esecutivo intende stanziare circa 300 milioni di euro che si traducono in un aumento di circa 10 euro lordi al mese. La stretta attualità è piuttosto legata alla fase finale della procedura per ricollocare il personale in mobilità delle amministrazioni provinciali. Entro la fine del mese di aprile, i lavoratori dovranno indicare la preferenza, poi dopo altri 30 giorni saranno pubblicate le graduatorie finali.

Per quanto riguarda i posti effettivamente disponibili per gli esuberi delle Province, sono 1.155 per la presidenza del Consiglio dei ministri; 193 per enti previdenziali e assistenziali, 153 per enti pubblici non economici nazionali, 85 per università, 2 per Automobile club, 1 per ordini e collegi professionali, 4 per Regioni e Province autonome, 7 per enti regionali, 1.589 per Comuni, 11 per consorzi, associazioni, comprensori e unioni di entri locali, 1 per altri entri locali, 4 per enti del comparto Sanità.

È poi un via libera condizionato quello dato dal Garante della privacy al decreto legislativo sulla trasparenza, di attuazione della riforma Madia della pubblica amministrazione. Secondo l'Autorità il provvedimento è troppo sbilanciato sul versante della trasparenza e trascura la privacy dei dati personali contenuti nei documenti pubblici che i cittadini possono consultare online. E questo con il rischio di conseguenze paradossali. La richiesta è, pertanto, quella di un incisivo intervento di modifica del decreto, in modo da ristabilire l’equilibrio tra i due diritti.

In questo contesto è scattata la nuova procedura online per le dimissioni dal lavoro ma anche la possibilità di cambiare idea entro sette giorni: il decreto 151 di attuazione del Jobs Act nella parte contro il fenomeno delle dimissioni in bianco prevede che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sia comunicata, a pena di inefficacia, esclusivamente con modalità telematiche, utilizzando i moduli del Ministero del Lavoro. L'obbligo dell'utilizzo della nuova procedura è entrato in vigore e il Ministero ha pubblicato una circolare con le modalità operative e un video tutorial per spiegare ai cittadini la nuova procedura.

La nuova modalità si applica per il recesso unilaterale del dipendente e per i casi di risoluzione consensuale ma il lavoratore, una volta inviato il modulo online per il quale è necessario munirsi del pin dispositivo dell'Inps, può decidere entro sette giorni di ripensarci e ritirare le dimissioni, sempre per via telematica.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il