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Riforma pensioni 2016 ultime novità: pensioni anticipata a 62 anni Poletti appare contrario a proposta

Nuove dichiarazioni dal ministro del Lavoro su diverse questioni previdenziali: quali sono le novità per le pensioni sostenute e ulteriori progetti




Qualche settimana fa era tornato a parlare della possibilità di inserire novità per le pensioni nella prossima Manovra, poi ha rilanciato il piano della mini pensione come unica novità attuabile perché non avrebbe particolare impatto sui conti pubblici, permettendo, allo stesso, di andare in pensione prima ai lavoratori più anziani e rilanciare l’occupazione giovanile. Sono queste le ultime notizie principali che arrivano dal ministro del Lavoro Poletti che, in un intervista al Corriere della Sera, sembra chiarire le sue posizioni su questione pensioni, proposte e novità realmente fattibili.

Novità pensioni assegno universale: Dalle parole del ministro Poletti emerge la disponibilità all’approvazione dell’assegno universale. Non si tratta di una novità, perché proprio lui già mesi fa si era detto d’accordo con questa novità per le pensioni, ma limitando quanto era stato proposto dal presidente dell’Istituto di Previdenza. Per Poletti, infatti, era sì da erogare a determinate persone che si ritrovano in difficili condizioni economiche ma limitatamente ad un periodo di due anni. Ora sulla stessa questione il ministro dice: “Noi vogliamo far passare più treni; e vogliamo aiutare le persone a salire sul treno. Chi non ce la fa va aiutato ad avere condizioni dignitose di vita. Per questo ci daremo uno strumento universale. Sei un cittadino in condizione di necessità? Noi ti proponiamo un contratto. La collettività si prende carico di te, ti accompagna, sostiene il tuo reddito; ma dall’altro lato tu caro amico ti assumi un impegno, fai un accordo con la tua comunità. Cominciamo con le famiglie in stato di povertà con figli minori. Sono 280 mila: un milione e 200 mila persone. Ogni persona avrà 80 euro al mese, fino a un massimo di 400 a famiglia”. E chiarisce: “Vogliamo un sostegno al reddito affiancato da una rete territoriale che comprende Regioni, Comuni, volontariato, e prende in carico le persone, una per una. Non è un elemosina. Il cittadino non dipende dal sussidio”.

Novità pensioni in secondo piano rispetto sostegni e aiuti: Nel corso dell’intervista, il ministro Poletti ha parlato delle misure e delle novità per il sociale messe a punto dall’esecutivo in questi due anni, ribadendo che si sta continuando a lavorare su questa strada che sembrerebbe mettere in secondo piano le novità per le pensioni. e infatti ha spiegato: “Siamo il primo governo ad avere un piano contro la povertà e per il no profit. È la prima volta nella storia del nostro Paese che nel bilancio dello Stato c’è un fondo finanziato in modo stabile. Siamo i primi in Europa ad avere approvato il piano per i senza fissa dimora. Tra un mese viene approvata la legge delega per il terzo settore, entro fine anno quella per la lotta alla miseria. C’è tutta una serie di misure già varate o che stiamo preparando. E c’è una battaglia culturale da combattere”.

Novità pensioni risposta chiara D'Alema e Sinistra Riformista: Chiara la posizione del ministro Poletti anche nei confronti di tutto quello che sta scombussolando la maggioranza e della sinistra riformista che sta cercando nuove strade di lavoro per l’esecutivo, con il ritorno di decisive personalità come quella di D’Alema. Poletti spiega che “La sinistra spesso ha mancato il risultato. Un pezzo della sinistra tradizionale, che considera Renzi un intruso, un eversore. Più o meno l’idea di D’Alema. A D’Alema potrei dire che lui voleva fare le stesse cose, che ha provato a mettere in discussione l’articolo 18, senza riuscirci. L’articolo 18 del futuro è legato alla crescita, alla ricerca, all’innovazione. Questo governo sta facendo la lotta al precariato più radicale mai vista. Si era affermata l’idea che fosse anormale assumere una persona a tempo indeterminato: su 100 avviati al lavoro, 85 erano temporanei. Oggi 750 mila contratti precari sono stati trasformati in contratti stabili. Io dico che questo è il governo più di sinistra della storia repubblicana. Nessuno aveva mai pensato a un piano universale per la lotta alla povertà, nessuno aveva fatto l’alternanza scuola-lavoro, nessuno aveva dato un valore così profondo all’associazionismo, alla società civile. Ora abbattiamo le tasse sul salario di produttività e le eliminiamo sul welfare aziendale. Se l’azienda dà al lavoratore un voucher per l’asilo nido, lo Stato non prende un centesimo, ma risparmia perché il suo impegno si alleggerisce”.

Novità pensioni la risposta a Istituto di Previdenza: Dalle parole del ministro Poletti si evince poi chiaramente la sua idea sul presidente dell’Istituto di Previdenza e il suo lavoro. Esattamente come qualche mese fa aveva detto qualche altro esponente dell’esecutivo, Poletti oggi ritiene che il lavoro del presidente dell’Istituto sia ben fatto ma, a suo dire, c’è differenza tra l’essere nel suo ruolo e governare, perché presentare proposte può essere semplice ma trovare i modi di metterle realmente in atto spetta ad altri e si tratta di un lavoro che si basa su diversi criteri. “Boeri fa il suo mestiere. Ma un conto è fare il presidente dell’Inps, un conto governare. Lui può formulare proposte; a noi spetta decidere. La flessibilità delle pensioni la volevo già nel 2016; ma non si fa in due minuti. Dobbiamo trovare i soldi, avere il via libera dell’Europa, individuare una soluzione che non penalizzi i più deboli. Non possiamo dare questa chance solo a chi ha una pensione tre volte la minima; e agli altri, che sono già i più sfavoriti, cosa diciamo?”.

Novità pensioni quota 100: Nessun appoggio alla quota 100: tra le novità pensioni in discussione in questi mesi, il ministro Poletti appare contro la quota 100 come elaborata dal presidente del Comitato ristretto Damiano, che prevede cioè la libera scelta di uscita per il lavoratore, purchè la somma di età anagrafica ed età contributiva dia come risultato 100. Per cui, per esempio, si potrebbe uscire a 60 anni di età con 40 anni di contributi, a 61 anni di età con 39 anni di contributi, a 62 anni di età con 38 di contributi e così via. Ma non appare neppure favorevole al progetto pensioni presentato dall’Istituto di Previdenza, prendendo, dunque, le distanze anche da novità come uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni fino all’8%, proposta sempre da Damiano, e come l’uscita a 63 anni e sette mesi di età, con 20 anni di contributi e per chi percepisce assegni mensili pari o superiori a 1.500 euro con penalizzazioni che potrebbero arrivare fino al 10% quasi, come proposto del presidente dell’Istituto di Previdenza.

Pensioni novità quota 41: Il ministro Poletti non sembra fare alcun riferimento al meccanismo di quota 41. Nonostante se ne discuta nelle riunioni del Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio, nonostante le forze sociali lo rilancino con forza, pronte anche a nuove mobilitazioni per chiederne l’approvazione, tra e altre misure, all’esecutivo, il ministro del Lavoro non ha detto nulla in merito.  

Pensioni novità mini pensioni: La mini pensione sembra l’unica novità per le pensioni realmente fattibile per il ministro Poletti. Del resto, come ormai ben noto, il suo Dicastero sta lavorando a nuovi provvedimenti sempre nell’ottica di aiuti sociali e prestazioni solidaristiche. La mini pensione sarebbe per Poletti la soluzione al momento più sostenibile per conti pubblici, che continuano ad essere nel mirino della Commissione Europea, capace di anticipare di qualche anno l’uscita dal lavoro. Ad ogni modo, la sua attuazione sarà sempre accompagnata da penalizzazioni, ma minime, sull’assegno finale. La mini pensione, in particolare, permettere al lavoratore di andare in pensione due o tre anni prima rispetto all’attuale soglia anagrafica dei 66 anni, percependo una sorta di prestito mensile del valore di 800 euro circa fino al raggiungimento dei normali requisiti richiesti. Una volta raggiunti, il lavoratore dovrà restituire quanto percepito precedentemente con piccole decurtazioni sulla pensione finale, che sarebbero di circa il 4, 5% di quanto si percepisce mensilmente. Si tratta, come emerge dalle ultime notizie, di un piano di uscita prima i cui costi sarebbero completamente a carico del lavoratore, motivo per cui questa novità non piace a molti, ma sarebbe l’unica al momento possibile proprio perché non avrebbe alcun impatto sui conti statali.


 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il