


Nella Germania del cancelliere Angela Merkel una donna guadagna il 22% in meno del suo compagno di lavoro maschio; ma anche in Gran Bretagna, tra i sudditi di sua maestà Elisabetta, il gap raggiunge il 20%.
L'allarme sulle disuguaglianze salariali arriva dalla Commissione europea che, pur non avendo specifiche competenze in materia, torna a raccomandare agli Stati membri un'inversione di tendenza in un trend che, nel corso degli anni, non sembra aver subito modifiche.
Una comunicazione, che sarà approvata domani dall'eurogoverno, evidenzia infatti come, secondo l'ultimo rapporto di Eurostat, nell'Ue le donne continuino a guadagnare in media il 15% in meno rispetto agli uomini (17% dieci anni prima).
Non si tratta solo del problema di raggiungere una stessa remunerazione per uno stesso lavoro: i fattori all'origine delle differenze, osserva l'esecutivo Ue, comprendono anche una minore valorizzazione delle professionalità, discriminazioni sul mercato del lavoro e difficoltà di conciliare vita professionale e vita privata, che per le donne si traduce in un massiccio ricorso al part-time.
Nessun segnale di miglioramento neppure per il numero di donne manager: nel 2006 lo era il 32% contro il 68% di maschi, nel 2000 la percentuale si fermava al 31%.