Prezzi prodotti alimentari: forte rialzo in autunno

Tutta colpa dello sprint di aumenti che ha interessato in maniera generalizzata farine, pasta e prodotti da forno, latte e derivati e cereali per la zootecnia?



Rischio fiammata dei prezzi sugli scaffali italiani nel prossimo autunno. Tutta colpa dello sprint di aumenti che ha interessato in maniera generalizzata farine, pasta e prodotti da forno, latte e derivati e cereali per la zootecnia, con impennate comprese tra il 10 e il 30% che potrebbero ripercuotersi negativamente anche su uova e pollame.

Ma non basta: l'allarme lanciato dal presidente di Coop Italia Vincenzo Tassinari pochi giorni fa trova riscontro nei commenti dei responsabili di altri due colossi della grande distribuzione italiana come Conad e Sigma. I quali, fanno sapere, faranno di tutto per non spalmare automaticamente sugli scaffali gli aumenti delle materie prime. A sciogliere il nodo gordiano delle ipotesi sull'accelerazione dei prezzi ci pensa l'Ismea. Secondo gli ultimi dati messi a disposizione a giugno scorso dall'International Grain Council (Igc), nel 2007-2008 il livello produttivo dei cereali "rimane, anche se in leggera crescita, su livelli più contenuti rispetto ai consumi". Ebbene questa tendenza, viene sottolineato, è in atto già da 5 anni a questa parte, con la sola eccezione del 2004, anno record per la produzione. In particolare, informa l'Ismea, "la produzione mondiale di frumento dovrebbe attestarsi quest'anno intorno ai 614 milioni di tonnellate (+3,5%), mentre i consumi raggiungerebbero quota 619 milioni (+1%)".

Alla luce di queste cifre, i responsabili dei supermercati italiani confermano i contenuti dell'allarme lanciato da Coop Italia.
"Sì, una spinta all'aumento del costo di alcuni prodotti c'è eccome", spiega l'Ad di Conad Camillo de Berardinis, realtà commerciale composta da poco meno di 3 mila punti vendita, tra cui 27 ipermercati. "Per quanto ci riguarda abbiamo sempre verificato le ragioni degli aumenti. In ogni caso noi cerchiamo di non trasferire sugli scaffali l'aumento dei prezzi, puntando invece di migliorare sempre la nostra efficienza". De Berardinis è d'accordo sull'allarme inflazione: "da quello che vedo un incremento del costo della vita, in quelle dimensioni, mi sembra decisamente possibile".
Sulla stessa linea Aldo Puccini, presidente della catena dei supermercati Sigma, aderente a Confcooperative, organizzata con oltre 2.300 punti vendita, tra cui 5 ipermercati e 401 supermercati: "Anche noi registriamo un aumento dei listini dei prodotti primari dell'industria. Per far fronte a questa situazione stiamo valutando e rivedendo l'impostazione della nostra filiera, eliminando sacche di scarsa produttività, anche magari unificando le piattaforme di acquisto. A mio giudizio - prosegue Puccini - gli aumenti arriveranno tra settembre e ottobre e per quel periodo stiamo valutando in alternativa di utilizzare il nostro 'tesoretto', vale a dire una maggiore sensibilità verso i nostri prodotti a marchio, di qualità e con costi inferiori rispetto a quelli dei grandi marchi". Da ultimo sull'inflazione: "direi, dal mio osservatorio, che un incremento del 2% è possibile".

Decisamente scettico l'economista Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. "La stima di un 2% di aumento dell'inflazione mi sembra esagerata: la pasta non conta molto sul paniere Istat. Un aumento medio del 20% è alto per il consumo ma non tanto da consentire un'impennata dell'inflazione, nel senso che su questo tema ha effetti ben più catastrofici il costo dell'energia, e comunque anche in questo caso non tali da consentire un balzo dal 2 al 4% di inflazione. So bene - conclude Tabarelli - che sull'aumento dei costi di materie prime alimentari come i cereali pesa il grande sviluppo delle biomasse e dei biocarburanti, ma, ripeto, le stime mi sembrano esagerate.
Forse qualcuno grida "al lupo al lupo" per interessi personali".

"I minacciati aumenti del pane e della pasta non trovano alcuna giustificazione. Gli incrementi di prezzo dei cereali, oltre che modesti, a stento arrivano alle quotazioni di dieci anni fa, a fronte di costi di produzione cresciuti nello stesso periodo di oltre il 25 per cento". È quanto segnala la Confederazione italiana agricoltori (Cia) per la quale gli allarmi lanciati dai pastai e dai panificatori a proposito di possibili aumenti dei prezzi sugli scaffali sono soltanto allarmismi peraltro infondati. La confederazione agricola fa notare che le superfici coltivate a cereali nella campagna appena conclusa sono cresciute di appena il dieci per cento nell'Unione europea e, quindi non c'è alcun pericolo sotto il profilo dell'approvvigionamento delle industrie molitorie. "Le industrie della pasta - spiegano dalla Cia - continuano ad impostare la propria competitività sul mercato sulla base dei prezzi, eccessivamente bassi, anziché della qualità del prodotto". Anche per quanto riguarda la pasta e i dolci, secondo l'organizzazione agricola, non si giustificano aumenti consistenti, perché la materia prima interviene nella formazione del prezzo in misura molto limitata.

"Neanche l'utilizzo dei cereali per i biocarburanti - conclude la Cia - giustifica aumenti del pane e della pasta, in quanto questo particolare settore dell'energia nel nostro paese, si accinge appena a muovere i primi passi e determina molto relativamente i rialzi della materia prima. Di conseguenza, i rincari al consumo non hanno alcun fondamento e rischiano di caratterizzarsi come artificiosi, se non addirittura speculativi". Stessa posizione della Cia quella assunta, nei giorni scorsi, da Coldiretti e Confagricoltura.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il