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Pensioni prospettive e novità positive quota 100, mini pensioni eppure ancora una volta decisione che blocca tutto

Nonostante si continuino a chiedere modifiche dell’attuale legge pensioni, una novità appena approvata blocca ancora tutto e ci si chiede da dove inizieranno i cambiamenti




Le prospettive di cambiamento dell’attuale legge pensioni sembravano potessero trasformarsi in realtà, anche se non a breve, ma le ultime notizie sono di nuovo negative. Anche se si stanno susseguendo pareri favorevoli all’approvazione di novità per le pensioni da parte di autorevoli esponenti dell’esecutivo che, in realtà, da tempo rilanciano sull’attuazione di novità, continuano anche ad esserci ostacoli e problemi alla realizzazione effettiva di cambiamenti pensionistici. Solo qualche settimana fa lo stesso premier sulle pensioni non aveva dato alcuna garanzia sugli aumenti degli assegni minimi perchè non ci sono soldi, dicendo “Finché non ho certezze, non prendo impegni su un aumento delle pensioni. Devo avere la certezza di poterlo fare, ma riprendendo il tema dell’attuale legge aveva assicurato un impegno per la revisione dei requisiti di uscita dal lavoro, e in relativo breve tempo".

Il presidente del Consiglio, infatti, ha dichiarato: “Il nostro obiettivo è lasciare ad una donna o uomo la possibilità di andare in pensione anche rinunciando ad una quota e chiunque vada in pensione deve essere messo in condizione di poter scegliere. Questa materia tuttavia è vista con grande attenzione dall’Unione Europea. E dato che non ho mai preso impegni che non ho potuto rispettare, dato che si parla di flessibilità in uscita non posso dire altro che stiamo lavorando ad un sistema di flessibilità e che non ci saranno assolutamente tagli”. Le parole del hanno riassunto in qualche modo le posizioni di diverse personalità che da tempo chiedono e spingono perché vengano approvate novità per le pensioni.

Tra questi, il presidente del comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio che ha nuovamente invitato l'esecutivo ad affrontare “alcune priorità fortemente sentite dai cittadini: in estrema sintesi, sicurezza, lavoro e pensioni” e in riferimento alle pensioni spinge, da sempre, sulle stesse proposte, da quota 100 ad uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, a quota 41, sostenuto, particolarmente su quest’ultimo punto, dalle forze sociali. Anche il presidente dell’Istituto di Previdenza ha ripetutamente detto di volersi mettere al più presto al lavoro per rivedere l’attuale legge pensioni, definendo eventuali novità sempre nell’ottica di una disponibilità delle risorse economiche esistenti. Lo stesso presidente dell'Istituto, durante la presentazione del suo piano pensioni, aveva chiaramente spiegato che l'obiettivo delle novità pensioni previste “non è quello di fare cassa ma rendere nel complesso il sistema più equo”. Ma anche sottolineato che “Per introdurre l'età pensionabile flessibile, Bruxelles va convinta a tenere conto del debito futuro, destinato a calare”.

Nonostante i buoni propositi, però, le ultime notizie sulle novità di questi giorni sembrano bloccare tutto ancora una volta. La Commissione Lavoro ha, infatti, detto no al disegno di legge che chiedeva il ricalcolo contributivo delle cosiddette pensioni d’oro. E lo stesso presidente ha spiegato che la misura è stata respinta per problemi tecnici che potrebbero sorgere nelle operazioni di ricalcolo, a causa dei cambiamenti normativi cui la legge pensioni è stata soggetta negli ultimi anni, precisando “Nel corso dell’audizione dell’Istituto di Previdenza sulle pensioni d’oro in Commissione lavoro, abbiamo avuto conferma di ciò che già sapevamo: che il ricalcolo contributivo delle pensioni per tutti i lavoratori non è possibile. Non si tratta di un difetto imputabile all’Istituto, ma del fatto che le leggi sulla previdenza che si sono susseguite dai lontani anni ’60 prevedevano diverse modalità di calcolo”.

Il no al ricalcolo degli assegni più elevati è una novità che blocca tutto perché da questa misura si sarebbero potuti ricavare nuovi soldi da destinare, in parte, anche alle novità per le pensioni, aiutando l’Istituto di Previdenza, soprattutto dopo le ultime notizie sugli eventuali costi che comporterebbero le novità per le pensioni.  Anche se, infatti, i conti dell’Istituto non siano certo in buona salute, i piani di uscita prima, tra quota 100, mini pensione, quota 41, uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi o a 63 anni e sette mesi con almeno 20 anni di contributi potrebbero essere approvati solo a fronte di penalizzazioni, talvolta anche elevate, che andrebbero a coprire le iniziali spese.

Per esempio, è stata quantificata in circa 10 miliardi di euro la possibilità di andare in pensione prima a 63 anni e sette mesi con almeno 20 anni di contributi, come proposto dal presidente dell’Istituto di Previdenza, motivo per il quale le penalità previste da questo sistema arrivano fino al 10%, elevate sì ma per coprire costi altrettanto elevati. Nel caso dell’uscita a 62 anni con 35 anni di contributi, le penalità sarebbero del 2% per ogni di anticipo in cui si decide di andare in pensione prima rispetto ai 66 anni e sette mesi oggi richiesti e la spesa prevista di circa 1,5 miliardi di euro nel 2017, di 2,5 miliardi di euro nel 2018 e di 3 miliardi nel 2019. Solo, invece, 1,5 miliardi di euro potrebbe costare il piano di quota 41, che prevede l’uscita per tutti con 41 anni di contributi e senza limiti di età anagrafica.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il