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Pensioni ultime notizie, le ultime novità sullo scontro aperto Boeri, Baretta, Damiano, Sindacati, Lega, M5S contro Ministeri

Le posizioni e nuove affermazioni di sindacati, esponenti politici e presidente Boeri su novità per le pension e piani per il futuro: cosa è necessario fare




Forse sociali, esponenti dei diversi partiti politici, ministri e presidente dell’Istituto di Previdenza continuano a confrontarsi e prendere posizioni sulle diverse novità per le pensioni che, per alcuni, sembrano sempre più necessarie. Ma le ultime notizie confermano anche la contrarietà di alcune personalità che continuano a sostenere come sia importante continuare a mantenere l’attuale legge pensioni così com’è ancora un po’, perché è l’unica che continua a garantire sostenibilità finanziaria al nostro Paese. Vediamo posizioni e confronti.

Pensioni novità Baretta: Tra coloro che da sempre sostengono l'attuazione di novità sulle pensioni c'è il sottosegretario Baretta, favorevole, soprattutto, al piano di uscita prima proposto dal presidente Damiano, vale a dire di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni. E ha spiegato che al più presto il tema sarà sul tavolo dell’esecutivo, almeno questo è l’auspicio: “Non penso che sia un argomento nel cassetto. Ci siamo andati vicini poco prima della Manovra scorsa, il tema è rimasto attuale. Ora non bisogna aspettare la prossima legge, ma dobbiamo cominciare da adesso a confrontarci e penso che ci siano le condizioni per arrivare a una soluzione quest'anno”.

Pensioni novità Boeri: Insiste sulla necessità di attuare novità per le pensioni il presidente dell’Istituto di Previdenza Boeri e torna a chiedere all’esecutivo interventi concreti per anticipare l’età pensionabile e permettere ai lavoratori di andare in pensione prima, anche se questo comporterebbe penalizzazioni sull’assegno finale, per rilanciare l’occupazione. E ha spiegato: “Il blocco dei requisiti anagrafici per andare in pensione ha penalizzato le assunzioni di giovani. L’esecutivo aveva già promesso un anno fa di intervenire. È davvero opportuno che adesso lo si faccia”. Per Boeri, il primo passo, di cui ha parlato già tempo fa, sarebbe convincere l’Europa che i cambiamenti al vaglio dell’esecutivo, cioè i piani di uscita prima, come quota 100, mini pensioni, quota 41, uscita a 63 anni e sette mesi con almeno 20 anni di contributi con penalizzazioni quasi fino al  10%, sono proprio quelli che permetterebbero di rilanciare l’occupazione giovanile, proprio come chiesto dall’Unione Europea, ma anche di accumulare nuovi risparmi, sul lungo periodo, e per questo, spiega anche, “Dobbiamo cambiare il Patto di Stabilità in Europa, perché l'introduzione di maggiore flessibilità in uscita peggiora nell'immediato il disavanzo, mentre nel tempo lungo la spesa si riduce visto che con l'anticipo del pensionamento l'importo dell'assegno sarà più basso anche se erogato per più anni. Ma le attuali regole europee non tengono conto di tutto questo”.

Pensioni novità Damiano: Rilancia e chiede all’esecutivo risposte in breve tempo sulla possibilità di applicare novità per le pensioni il presidente del Comitato Ristretto Cesare Damiano, fautore di proposte come quota 100, quota 41, uscita prima a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, impegnato in questi giorni alla definizione di un Testo Unico che sappia, finalmente, proporre una soluzione organica e strutturale di cambiamento delle attuali norme. Per Damiano, “Si tratta di correggere quello che non funziona. Vorrei che chi vuole continuare a lavorare innalzando l’età pensionabile lo possa fare, ma chi fa un lavoro usurante, oppure è stanco, o magari è disoccupato dopo i 62 anni, abbia la chance di poter anticipare”.

Pensioni novità Lega: Nessun cambio di rotta sulle novità per le pensioni da parte della Lega: da sempre, infatti, è totalmente contraria alle norme in vigore, tanto da averne chiesto non modifiche ma la totale abrogazione. Non essendo riuscito in questo intento, il partito ha appoggiato novità come quota 100. E in questi ultimi giorni Simonetti, segretario della Commissione Lavoro, ha spiegato che approvare l'uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi, insieme alla quota 41, costerebbe 3 miliardi di euro che l'esecutivo potrebbe reperire dai risparmi derivanti da una revisione della spesa pubblica che, però, sia completa. E ha anticipato: “O Renzi va a casa dopo il referendum costituzionale del prossimo autunno o tirerà fuori il coniglio dal cappello pensionistico in prossimità delle elezioni politiche del 2018”.

Pensioni novità sindacati: Sindacati di nuovo pronti alla mobilitazione per chiedere all’esecutivo novità collegate soprattutto a lavoro e pensioni. In piazza, a livello nazionale, il prossimo 2 aprile. Secondo i leader dei sindacati, infatti, non  è più possibile rimandare interventi che si stanno rendendo necessari per il rilancio di occupazione ed economia, in generale. E’ per loro arrivato il momento che l’esecutivo dia risposte concrete in merito e proceda con novità che realmente cambino il sistema pensionistico, puntando soprattutto su piani come quota 41. Secondo la Cisl, “Sulla previdenza c’è l'esigenza di passare dalle parole ai fatti per ripristinare la flessibilità nell'accesso al pensionamento e risolvere l'insieme delle questioni ancora aperte”.

Pensioni novità Ministero del Lavoro: Nulla su quota 100 o quota 41, ma diverse ipotesi di cambiamento delle attuali norme pensionistiche collegate al lavoro. In settimana il responsabile del Dicastero dell’Occupazione è tornato a parlare di pensioni, rilanciando essenzialmente la mini pensione come novità per le pensioni realmente fattibile al momento, perché sarebbe a costo zero e non inciderebbe sui conti pubblici. La mini pensione, così come formulata, permetterebbe al lavoratore di andare in pensione due o tre anni prima rispetto all’attuale soglia anagrafica dei 66 anni, percependo una sorta di prestito mensile del valore di 800 euro circa fino al raggiungimento dei normali requisiti richiesti, e che, raggiunti tali requisiti, il lavoratore dovrà restituire con piccole penalizzazioni sulla pensione finale, che sarebbero di circa il 4, 5% di quanto si percepisce mensilmente. I costi sarebbero totalmente a carico del lavoratore ma se inizialmente si era pensato a questo sistema per tutti, recentemente lo stesso ministro del Lavoro ha parlato di tale possibilità solo per coloro che rimangono senza lavoro. Favorevole il ministro del Lavoro anche all’assegno universale ma con delle condizioni. Il presidente dell’Istituto di previdenza lo ha previsto per tutti gli over 55 che restano senza lavoro e senza pensione, il ministro ne approva tale impostazione ma ponendo dei limiti: di tempo, dovrebbe infatti valere due anni, e di modalità, verrebbe infatti erogato solo a coloro che rimanendo senza lavoro dimostrano di essere alla ricerca di un nuovo impiego, quindi solo e soltanto se collegato a politiche attive per il lavoro. Il ministro stesso ha detto: “Chi non ce la fa va aiutato ad avere condizioni dignitose di vita. Per questo ci daremo uno strumento universale. Sei un cittadino in condizione di necessità? Noi ti proponiamo un contratto. La collettività si prende carico di te, ti accompagna, sostiene il tuo reddito; ma dall’altro lato tu caro amico ti assumi un impegno, fai un accordo con la tua comunità. Cominciamo con le famiglie in stato di povertà con figli minori. Sono 280 mila: un milione e 200 mila persone. Ogni persona avrà 80 euro al mese, fino a un massimo di 400 a famiglia”. E rispondendo alle parole del premier di qualche giorno fa, contrario all’assegno universale come elemosina, ha chiarito: “Non è un elemosina. Il cittadino non dipende dal sussidio”.

Pensioni novità Ministero dell'Economia: Continua a non essere favorevole a novità per le pensioni il ministro dell’Economia Padoan ma ha aperto all’approvazione dell’assegno universale, di tipo comunitario, a sostegno di tutti coloro che, in età avanzata, si sono ritrovati in gravi difficoltà economiche. Ma in questi ultimissimi giorni, il ministro dell’Economia è tornato anche a parlare di eventuali prospettive di lavoro in riferimento ai risultati raggiunti dalla revisione della spesa pubblica. Si era detto tempo fa che era stata sì fatta ma molto minima rispetto ai piani, il ministro ha chiarito che è stata di 25 miliardi di euro e che difficilmente per ora si potrà andare oltre. E questo sembra, tra le righe, chiudere le porte ad ulteriori novità per le pensioni da attuare al momento. Non ci sarebbero infatti nuove risorse da impiegare per modificare l’attuale legge.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il