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Riforma pensioni 2016 ultime novità: pensione a 63 anni anticipata e flessibile con nuove versioni mini pensioni Poletti

Cosa prevede e come funzionerebbe la mini pensione per lasciare il lavoro 3 anni prima rispetto agli attuali requisiti: cosa bisogna sapere




Andare in pensione prima di qualche anno rispetto al limite anagrafico di oggi dei 66 anni e sette mesi con sistemi che però prevedano penalizzazioni a carico del lavoratore: si indirizzano tutte verso questa strada le novità per le pensioni proposte per anticipare l’età di uscita dal lavoro che, dal primo gennaio 2016, è salita di quattro mesi, passando da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi e destinata a salire ancora a partire dal primo gennaio 2019 per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat. Se fino allo scatto di quest’anno non si è riusciti a fare nulla di concreto pur avendo discusso mesi, pur avendo vagliato tantissimi metodi, l’obiettivo è quello di non arrivare al 2019 nelle medesime condizioni.

Nonostante le ultime notizie su possibili modifiche dell’attuale legge pensioni non siano poi così positive, ormai il traguardo da raggiungere è quello di cambiare le norme oggi in vigore. Lo chiedono i pensionandi, i giovani, ma anche forze politiche e sociali e anche se l’Europa continua a dire no, si sta lavorando per definire le soluzioni migliori sia per permettere ai lavoratori di scegliere di andare in pensione prima e quando, sia da un punto di vista di sostenibilità e impatto sui conti pubblici. Dopo i conti dell’attuazione di alcune novità pensioni, resi noti dall’Istituto di Previdenza qualche giorno fa, è chiaro che ogni sistema di prepensionamento, se approvato, dovrà essere accompagnato da penalizzazioni per recuperare le risorse economiche che verrebbero inizialmente impiegate.
 
I costi, in alcuni casi, sono elevati, per esempio, dieci miliardi di euro per anticipare l’uscita a 63 anni e sette mesi, con 20 anni di contributi e per chi percepisce un assegno mensile pari o superiore a 1.500 euro almeno. Ed è per questo che il ministro del Lavoro Poletti nelle ultime settimana, a sorpresa, ha rilanciato sulla mini pensione: questo meccanismo permetterebbe di andare in pensione due o tre anni prima rispetto ai 66 di oggi, e quindi a 63 o 64 anni, percependo una sorta di sorta di prestito, del valore di 800 euro, che, però, dovrà essere restituito quando il lavoratore maturerà i normali requisiti pensionistici richiesti. E la restituzione avverrà con piccole decurtazioni sull’assegno finale.

Più che rappresentare una novità per le pensioni, però, la mini pensione sembrerebbe più essere una misura pensata come aiuto sociale, quasi come fosse una sorta di prolungamento dell’Asdi per i disoccupati. E il motivo è che, a differenza di quanto proposto dall’opposizione interna secondo cui la mini pensione dovrebbe essere erogata a tutti coloro che decidono di andare in pensione prima, secondo il ministro del Lavoro dovrà essere eventualmente erogata solo a coloro che restano senza lavoro, non a tutti, in modo da permettere di andare in pensione prima senza l’affanno di dover cercare una nuova occupazione in età avanzata. Con questo sistema, infatti,riceverebbero un accompagnamento sociale fino al momento della maturazione della propria pensione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il