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Pensioni ultime notizie: le novità del Governo Renzi primo confronto con Europa

Quali prospettive di modifiche per le pensioni dopo ultime novità da confronto con Europa e prossimi apppuntamenti




Il vertice europeo tenutosi lo scorso week end sembra aver chiarito le priorità chieste dall’Europa al nostro Paese, e non solo: la domanda che ci si pone è quale margine di intervento si potrà avere davvero per agire con novità per le pensioni. Come confermano le ultime notizie, i provvedimenti prioritari dovrebbero vertere innanzitutto su politiche espansive di rilancio dell’economia e investimenti, come indicato dal presidente della Bce, e solo una volta rilanciata domanda e aumentati gli investimenti, con un nuovo conseguente slancio dell’economia in generale, si potrebbe pensare a definire e mettere in atto novità per le pensioni. Ciò che, però, Bruxelles sembra ancora non capire, e che il presidente dell’Istituto di Previdenza si propone da tempo di voler far comprendere, è che proprio quelle novità per le pensioni sul tavolo dell’esecutivo ormai da mesi potrebbero essere la spinta a rilancio dell’economia del nostro Paese, partendo da un nuovo rilancio occupazionale, che a sua volta spingerebbe sulla produttività.  

Le novità come i piani di uscita prima con quota 100, quota 41, mini pensione, uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni fino ad un massimo dell’8%, o a 63 anni e sette mesi di età con almeno 20 anni di contributi e penalità fino ad un massimo del 10% quasi, potrebbero infatti rivelarsi decisamente vantaggiosi tanto in termini di rilancio del lavoro quanto in termini di risparmi. E, come detto, il presidente dell’Istituto di Previdenza ribadisce da tempo questo duplice vantaggio e dallo stesso tempo esorta l’esecutivo a trovare il modo giusto per convincere l’Europa di questa convenienza, anche prima della sua prossima valutazione attesa per il mese di maggio.

Solo allora, infatti, come confermano le ultime notizie, si saprà se saranno concessi gli ulteriori 3, 4 miliardi di euro che, insieme a provvedimenti per i migranti, potrebbero aprire le porte anche a novità per le pensioni, che tuttavia dovrebbero essere temporanee, considerando che si tratta di soldi concessi una tantum e non definitivi. E in tal caso potrebbero tornare in ballo i metodi in prova che erano stati proposti qualche mese fa. Per spingere, dunque, Bruxelles a considerare la positività delle novità per le pensioni in discussione nel nostro Paese, il presidente dell’Istituto, tra le ultime notizie, ha proposto la definizione di certificazioni ad opera dell’Ufficio parlamentare di Bilancio e da presentare direttamente all’Europa come documenti oggettivi e provati che dimostrerebbero i vantaggi che si potrebbero avere dall’applicazione di novità sulle pensioni.

Solo, infatti, attraverso una oggettiva dimostrazione di convenienza e vantaggi, l’Europa potrebbe aprire all’applicazione di eventuali modifiche e questa apertura rappresenterebbe il passo decisivo per poter finalmente cambiare l’attuale legge. Di certo c’è che l’Italia dovrà necessariamente fare qualcosa per cambiare alcune delle norme esistenti, come quelle che permettono l’uscita prima delle donne rispetto agli uomini, e per cui l’Europa ha già avviato una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, spiegando che si tratta di un provvedimento che discrimina e che bisogna trovare una soluzione per porre sullo stesso piano mondo maschile e mondo femminile.

E proprio sull’impatto della differenza di trattamenti pensionistici tra mondo maschile e mondo femminile verte l’audizione di oggi in videoconferenza del Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio con la Commissaria europea per la giustizia, la tutela dei consumatori e l'uguaglianza di genere. E sullo stesso tema sarà sentito domani il ministro del Lavoro. Tra le ultime ipotesi in circolazione anche l’idea di riproporre la normativa che permette alle donne di andare in pensione prima estendendola, però, anche agli uomini grazie a quei 2,5 miliardi di euro che sono stati stanziati per la proroga delle norme per l’uscita prima del mondo femminile ma che sarebbero, secondo le stime, troppi. E si tratta di una ipotesi sostenuta da diversi esponenti dell’esecutivo.

Altra ipotesi di cambiamento, da poco resa nota, quella di estendere le norme per l’uscita prima delle donne anche a coloro che hanno iniziato a lavorare presto e che potrebbero avere la possibilità di andare in pensione prima accettando penalizzazioni elevate derivanti da un ricalcolo contributivo del proprio assegno. La categoria dei lavoratori in questione si è subito scatenata con polemiche e proteste nei confronti di questa proposta, spiegando di essere del tutto contrari alla decurtazione del 30% della loro pensione finale dopo 41 anni di lavoro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il