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Riforma pensioni 2016 ultime novità: pensione a 62 anni, pur con una politica economica con priorità differenti

Continuano a essere poche e a farsi desiderare le novità pensioni e le prospettive non sono incoraggianti.




Se le novità pensioni e la proposta di permettere il congedo anche a 62 anni, a patto di aver versato 35 anni di contributi e di accettare una penalizzazione economica nell'assegno, le ragioni vanno cercate anche nella mancanza di volontà politica. Le intenzioni palesate da Palazzo Chigi vanno in una direzione opposto alla ristrutturazione del sistema previdenziale italiano. Succede così che i risparmi di spesa faticosamente ottenuti, e rispetto a quali il ministro dell'Economia non prevede ulteriori margini di manovra, non saranno impiegati sulle pensioni, ma sul taglio delle tasse, come la cancellazione del bollo auto, o per introdurre misure sulla falsariga di quel ben noto bonus di 80 euro a lavoratori dipendenti e assimilati, e alle forze dell'ordine.

L'impressione è che la situazione delle novità pensioni sia congealata, anche per via della scarsa propensione di Bruxelles a concedere flessibilità rispetto ai parametri di bilancio che tutti gli Stati, Italia compresa, sono chiamati a rispettare. Le possibilità per l'Italia di ridurre il rapporto tra debito e Pil, previsto dal governo per il 2016 al 131,4%, sono piuttosto complicate, allontanando l'obiettivo delle novità pensioni. La previsione contenuta nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza dello scorso settembre invece indicava un +0,9%. A tal proposito, se ne capirà di più il 10 aprile, quando la politica economica di Palazzo Chigi diventerà più chiara con la definizione del Def 2016, contenente i principi generali delle scelte strategiche.

Ma se novità pensioni saranno, l'appuntamento è solo con la manovra di fine anno e l'esecutivo non sta facendo nulla per procedere con maggiore celerità e anzi, prosegue la sua lunga attività di studio e analisi. Ecco allora che le pensioni ovvero la previsione di cambiamenti in grado di incidere realmente nell'attuale sistema previdenziale che impedisce ai lavoratori di uscire un po' prima perché economicamente troppo penalizzante, sembra destinato a rimanere un progetto chiuso in un cassetto. Sul fronte interno le speranze più concrete per modificare le regole in vigore sulle pensioni sono affidate alla minoranza interna del Partito democratico e al lavoro del Comitato ristretto sulle pensioni a Montecitorio, ma è evidente la scarsa incisività che stanno dimostrando sia dal punto di vista numerico e sia nel dibattito politico.

E così si va avanti a colpi di correzioni e di interventi strutturali, come quello in corso sui lavoratori che svolgono attività usuranti o alla proroga del contributivo donna con cui le lavoratrici possono andare in pensione a 57 o 58 anni e 3 mesi di età, se dipendenti o autonome maturando il requisito entro il 31 dicembre di quest'anno, in cambio del ricalcolo con il meno vantaggioso sistema contributivo. Manca un disegno complessivo di introduzione di novità pensioni e Palazzo Chigi continua a tirarsi indietro dalla revisione delle regole in corso sull'uscita qualche anno prima, quasi come se non rappresentasse un'esigenza sociale.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il