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Pensioni ultime notizie quali, come e quanti fondi si possono trovare dopo i costi indicati per mini pensioni, quota 100

Come e da dove si possono reperire le risorse economiche necessarie per realizzare concrete novità per le pensioni e quali le più fattibili




Qualche settimana fa l’Istituto di Previdenza, durante una riunione del Comitato ristretto per le pensioni, ha fornito i costi necessari per l’attuazione di novità per le pensioni, mettendo in luce, al contempo, la necessità di imposizioni di penalizzazioni, talvolta anche elevate, per la loro realizzazione. E sono state fornite le simulazioni di quanto potrebbero effettivamente costare i diversi piani di uscita prima da quota 100, a quota 41, a mini pensione, uscita prima a 62 anni di età con 35 anni di contributi o a 63 anni e sette mesi con almeno 20 anni di contributi. Dall’analisi di questi sistemi, emerge chiaramente come per reperire i fondi necessari si debba inizialmente partire dalle penalizzazioni: per esempio, andare in pensione a 63 anni e 7 mesi di età con 20 anni di contributi e un assegno da 1.500 euro servirebbero, secondo le stime, circa 10 miliardi di euro che giustificherebbero le penalizzazioni imposte fino al 10%; circa 1,5 miliardi, invece, costerebbe la quota 41, motivo per cui le forze sindacali chiedono una cancellazione delle penalità previste, vista la cifra bassa; e poco costerebbe anche la mini pensione, anzi, secondo il Dicastero dell’Occupazione, sarebbe a impatto zero sui conti pubblici.

E questo giustifica il motivo per cui la mini pensione, che permettere ai lavoratori di andare in pensione prima due o tre anni, quindi a 62 o 63 anni, con un anticipo da restituire una volta maturati i requisiti normali, potrebbe richiedere penalità basse, intorno al 4 o 5% sull’assegno finale. Ma più che essere considerata una novità per le pensioni, la mini pensione sembra porsi come un sostegno sociale, considerando che, a differenza dell’opposizione interna che la erogherebbe a tutti, per il Ministero dell’Occupazione deve essere indirizzata solo a coloro che hanno perso il lavoro, entrando dunque nel mondo dei sussidi per chi è rimasto senza occupazione, quasi fosse una sorta di prolungamento dell’Asdi.

Secondo l'Istituto di previdenza, poi l’uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi costerebbe meno di 2 miliardi di euro nel 2017, che salirebbero a 2,5 miliardi di euro nel 2018 e a 3 miliardi nel 2019, implicando in tal caso penalizzazioni elevate fino all’8%, vale a dire un 2% di decurtazione sull’assegno finale per ogni anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro, fino alla soglia dei 62 anni. Nell’attesa che si definisca la misura condivisa da tutti, e che quindi si capisca il peso delle penalità e le eventuali entrate che ne deriverebbero, la disponibilità, forse più immediata, di soldi deriva da quel fondo di 2,5 miliardi di euro stanziato per la proroga anche quest’anno delle norme che consentono alle donne di andare in pensione prima.

Secondo le stime, si tratta di una cifra elevata che avanzerebbe e che, nella parte restante, potrebbe essere impiegata per la realizzazione di eventuali novità per le pensioni che contemplerebbero, in tal caso, innanzitutto l’estensione delle norme di uscita con ricalcolo interamente contributivo anche agli uomini e sempre a fronte di penalità decisamente elevate che arrivano a ridurre l’importo della pensione anche del 30%. Inoltre, si attende il prossimo mese di maggio per capire se l’Europa concederà all’Italia quei 3 miliardi attesi che permetterebbero all’esecutivo di avere margini di intervento più importanti in cui poter inserire anche le novità per le pensioni.

Tuttavia, trattandosi in tal caso di fondi temporanei, anche eventuali novità per le pensioni dovrebbero essere temporanee e non definitive, visto che i soldi concessi finirebbero e non sarebbero tali da consentire la definizione di provvedimenti strutturali e definitivi, e a questo punto potrebbero tornare in auge i metodi in prova di uscita prima proposti mesi fa.  

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il