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Pensioni divisione per quali novità intraprendere tra gli stessi Ministeri, Esecutivo e Istituto previdenziale

Misure e cambiamenti per le pensioni differenti: manca soluzione condivisa tra Ministeri e Istituto di Previdenza, eppure sono diverse le novità al vaglio




Si fa sempre più intensa la discussione sulle novità per le pensioni anche se le ultime notizie continuano ad essere contrastanti. Si susseguono infatti annunci e conferme di una volontà di portare effettivamente avanti i cambiamenti annunciati, anche se i tempi sono ancora piuttosto incerti. C’è chi, come anche lo stesso ministro del Lavoro, ha annunciato novità per le pensioni nella prossima Manovra, e quindi potrebbero entrare in vigore nel 2017 ma se si dovesse lavorare con una legge collegata l’entrata in vigore di eventuali modifiche slitterebbe a due anni. Dal canto suo, il ministro dell’Economia ribadisce quanto detto nei giorni scorsi, e cioè la priorità di lavorare innanzitutto sul piano di taglio tasse e riduzione del cuneo fiscale, sostenendo solo l’introduzione dell’assegno universale, strutturato a livello comunitario, tra le possibili novità pensioni da attuare.

Di tutt’altro avviso alcuni esponenti dell’esecutivo: dal sottosegretario all’Economia al presidente del Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio, ad altri esponenti di forze politiche, sono tutti pronti a rilanciare sulla necessità di lavorare su novità pensioni concrete nel breve periodo, dalla revisione dei requisiti per l’uscita, all’assegno universale, a modifiche per le ricongiunzioni. E i piani di cambiamento su cui si rilancia sono la quota 100, tra i tanti quello che permetterebbe effettivamente al lavoratore di scegliere quando andare in pensione, la quota 41, che permetterebbe a tutti di andare in pensione con 41 anni di contributi senza alcun limite di età anagrafica ma con penalizzazione, l’uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, che dovrebbero del 2% per ogni anno in cui si decide di lasciare prima, alla ritrovata mini pensione.

In quest’ultimo caso di potrebbe andare in pensione prima due o tre anni, percependo un prestito che una volta maturata la normale pensione dovrà essere in parte restituito. Se secondo alcuni si tratta di un sistema che potrebbe essere vantaggioso perché poco costoso rispetto agli altri, per il presidente dell’Istituto di Previdenza tra le novità pensioni non è contemplata la mini pensione. Ha aperto alla quota 41, rendendola 42 o 43, e punta su un piano di uscita anticipata di tre anni, cioè a 63 anni e sette mesi di età con almeno 20 anni di contributi e penalizzazioni elevate, che arriverebbero anche oltre il 9%, ma che sarebbero necessarie per coprire le risorse necessarie per anticipare gli anni di uscita per tutti.

E nelle intenzione del presidente dell’Istituto resta sempre l’assegno universale, che non sarebbe comunitario come quello prospettato dal ministro dell’Economia, varrebbe per tutti gli over 55 che hanno perso il lavoro ma non possono andare in pensione, avrebbe un valore di 500 euro al mese, cui si aggiungerebbero surplus in base alla composizione del nucleo familiare. E’ chiaro dunque come siano ancora diverse le posizioni su eventuali novità per pensioni da approvare, motivo per il quale si suppone che la strada per la definizione di una soluzione condivisa sia ancora piuttosto lunga.  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il