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Pensioni ultime notizie, indicazioni e novità da studi, testimonianze, rapporti studiosi, esperti quota 100, mini pensioni

Gli ultimi numeri sull’andamento della previdenza italiana confermano ancora una volta la necessità di novità per le pensioni: dati e considerazioni




Pensioni novità e ultime notizie, ultimissime:  continuano le testimonianze, questa volta per quanto riguarda la difficoltà dei docenti spiegato dalla professoressa Visone di Salerno:

 "Lo stress c’è perché è cambiata la stima sociale e questo rende il lavoro più gravoso del passato. I ragazzi non sono più quelli di una volta e per interessarli occorre dare sempre il massimo. E anche se io ho scelto questa professione, purtroppo abbiamo sempre più incombenze burocratiche che ci tolgono una parte delle energie. Tirare avanti fino a 67 anni si può fare facendo semplice atto di presenza, la qualità è altra cosa". 

Pensioni novità e ultime notizie, ultimissime:  Un'altra testimonianza riguardo la necessità di novità per le pensioni per favorire chi lavora più duramente e/o ha iniziato presto, sempre ripresa da Repubblica stavolta nel campo medico dalla rappresentante del settore infermieristico Cecilia Taranto:

"Bisogna farla finita con questo blocco del turn over. Ormai la situazione è insostenibile, i servizi si fondano su personale che invecchia e per di più è sempre meno numeroso. Questo significa mettere a rischio gli stessi lavoratori ma peggiora anche i servizi, quindi crea un danno ai pazienti". E continua:"E invece dovrebbero mettere la loro esperienza e le loro capacità a frutto aiutando i colleghi più giovani. Per come la vedo io i lavoratori più anziani non devono essere spostati a ruoli amministrativi ma stare in reparto con mansioni meno pesanti e diventare figure di riferimento per chi è nei primi anni di lavoro. E invece abbiamo anche una pessima legge sulle pensioni che allunga inverosimilmente l’età di uscita dal sistema".

Pensioni novità e ultime notizie, ultimissime:  Dal primo rapporto, vi sono delle affermazioni rilasciate dagli interessati molto significative che fanno capire concretamente al di là dei numeri la difficile situazione in cui si vive e si lavora con problemi personali, ma anche per l'intera collettività.

Tra le prime testimonianze vogliamo riportare da repubblica quella delle Forze dell'Ordine di Giuseppe Tiani, segretario Siap "La realtà è drammatica personale alle soglie dei 60 anni costretto a stare sulle pattuglie in strada. Colleghi con più di trent’anni di servizio sottoposti al turno conosciuto come ‘h 24’, che è massacrante perché ti sfasa il metabolismo. L’orario ruota così: dalle 19 alle 24 il primo giorno, dalle 13 alle 19 il secondo, dalle 7 alle 13 il terzo. E poi la notte da mezzanotte alle 7. Faticosissimo recuperare, impossibile avere una vita privata. Si regge quando si è giovani. A una certa età è facile crollare".

E sempre Tiani spiega: "È un fenomeno (quello delle mansioni non adatta Ndr) che non riguarda certo tutti i centomila poliziotti, però esiste. Ci sono mansioni che creano forti impatti emotivi sugli operatori. Gli agenti della stradale si trovano di continuo a vedere corpi straziati degli incidenti. I colleghi della polizia ferroviaria vivono un incubo analogo durante il rilevamento dei suicidi sotto i treni. Gli uomini delle Volanti e delle Squadre Mobili sono sempre in contatto con morti ammazzati. Particolarmente esposti quelli che lavorano nelle zone di mafia dove periodicamente ci sono stragi di camorra, di mafia e di ‘ndrangheta con centinaia di morti all’anno".

E conclude: "Sono donne e uomini che lavorano per anni e anni a negli uffici dei Tribunali dei Minori, accanto a drammi familiari, a minori e donne vittime di violenze. Impossibile operare con un pieno distacco, e quelle indagini finiscono per lasciare un segno indelebile negli animi di chi indaga. Pensate a quegli agenti che per tutto l’anno sono addetti sulle coste al primo intervento durante gli sbarchi. Si trovano a raccogliere immigrati morti o semimorti sulla battigia delle nostre spiagge, assisterli nei Centri di identificazione ed espulsione, che non sono certo degli alberghi, ascoltare le loro drammatiche storie: per quanto puoi esser duro di cuore, alla fine ti stringe il cuore. E ti logora"

Pensioni novità e ultime notizie, ultimissime: Abbiamo deciso di pubblicare questie due ultimi studi e rapporti, il secondo dei quali di due esperti che scrivono per la Voce.info il sito fondato dall'attuale presidente dell'Istituto di Previdenza in quanto mostrano ancora una volta come sia necessario intervenire per le novità per le pensioni per uscire prima.

Aumenta l'età pensionabile, salita dal primo gennaio 2016 a 66 anni e sette mesi per effetto della scatto dovuto all'adeguamento dell'aspettativa di vita Istat, si riduce il valore degli assegni finale, e per i giovani entrare nel mondo del lavoro sembra un miraggio, considerando che i lavoratori più anziani già impiegati devono rimanerci sempre più a lungo. E le ultime notizie sui dati attuali e le previsioni per il futuro non sono certo rosee e testimoniano, ancora una volta, quanto stia diventando sempre più urgente approvare novità per le pensioni, volte soprattutto a cambiare i requisiti di uscita dal lavoro e permettere il turn over occupazionale, sostenendo, allo stesso tempo, anche il rilancio del mondo lavorativo.

Secondo i dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato aggiornati al 2014, per esempio, i dipendenti pubblici sono quasi 3 milioni e 253mila; nel 2001, erano 50mila in più, la quota di under 30 superava il 10% e oltre un terzo circa, quindi il 35%, non aveva raggiunto i 40 anni, mentre gli over 60 rappresentavano una minoranza del 4%; nei corpi di polizia, gli agenti giovani con meno di 30 anni rappresentavano un terzo delle forze impiegate, circa il 34%, e la maggior parte degli impiegati, il 75%, era under 40. Ogni trovare un poliziotto, un insegnante o un medico che abbia meno di 30 sembra un'utopia e quando c'è sembra un caso eccezionale. Nel mondo della Pubblica amministrazione, gli under 30 si sono ridotti ad un terzo di quelli del 2001, il 3%, e gli under 40 si sono dimezzati; mentre sono nettamente aumentati gli over 50 e sono triplicati gli over 60.

Risultato: l’età media dei dipendenti pubblici è aumentata di 6 anni, passando dai 43,5 anni del 2001 ai 49,2 del 2014; mentre i lavoratori impiegati nel Servizio sanitario nazionale hanno mediamente 50 anni di età, che salgono a quasi 51 anni per i lavoratori della scuola. Si tratta di un andamento che al pari del mondo pubblico  si è registrato anche in diversi settori del privato. E si tratta di numeri che rendono l’Italia, come spesso detto, un Paese per ‘vecchi’, e che rendono anche sempre più difficile la ripresa dell’economia in generale, perché l’invecchiamento della popolazione lavorativa contribuisce a bloccare la produttività e la competitività, lasciando indietro le imprese italiane.

Si tratta di fattori che contribuiscono al rilancio dell’economia su cui si può tornare a spingere solo attraverso il ricambio generazionale a lavoro, perché sono i giovani i custodi della vera conoscenza per rilanciare la produttività attraverso, nella maggior parte dei casi, l’uso delle tecnologie più innovative. Si tratta di un passaggio fondamentale da comprendere che potrebbe dare il via effettivo a novità per le pensioni nell’ottica di uno sviluppo della vita concreto per tutti. Permettendo, infatti, l’uscita prima ai lavoratori più anziani con metodi come quota 100, quota 41 o mini pensione, si lascerebbe ai giovani la possibilità di andare ad occupare i loro posti di lavoro.

A questa situazione di invecchiamento dei lavoratori italiani, tra pubblico e privato, si aggiunge anche quella che vede un progressivo ridursi del valore degli assegno mensili. Tra squilibri tra contributi realmente versati nel corso della propria vita lavorativa e pensione percepita, vecchio calcolo retributivo e misto e attuale contributivo, le differenze di quanto i pensionati percepiscono alla fine del mese sono notevoli, e a queste bisogna affiancare anche le spese, decisamente elevate, sostenute per la spesa assistenziale. Tra il 1998 e il 2014, secondo il saggio degli esperti di welfare Stefano e Fabrizio Patriarca (padre e figlio), sono state liquidate più di 7 milioni di pensioni di vecchiaia e anzianità nel nostro Paese, e di queste, 3,5 milioni sono di vecchiaia per un costo di 33,3 miliardi di euro e un importo medio di 750 euro mensili per un'età media di uscita a 63 anni. Le pensioni di anzianità liquidate nello stesso periodo sono state 3,6 milioni per un costo di 76 miliardi di euro, con valori di pensione media di 1.616 euro mensili per uscite di età medie di 58 anni. Il risultato è, dunque, secondo i Patriarca, negli anni 200 ci sono stati 3,5 milioni di pensionati di età media 58 anni che hanno percepito, e percepiscono tutt'ora, pensioni medio alto che contribuiscono a creare quei fortissimi squilibri che oggi si cerca di colmare.

Ed è proprio questo divario, insieme ad un allungamento eccessivo dell’età in cui bisogna restare a lavoro, che sta creando parecchie discussioni tra chi propone, ormai da tempo, una ferma revisione dell’attuale legge e l’esecutivo che continua a rimandare, dando priorità da sempre da altri provvedimenti, non rendendosi conto di quanto, al di là della tenuta dei conti pubblici che l’attuale legge pensioni riesce a garantire, sono tantissimi anche gli effetti negativi, sia lavorativi che di spesa, che comporta. A questo punto servirebbe avviare una seria riflessione sulle novità per le pensioni urgenti e non per accomodare le richieste i cambiamenti che nel corso di questi due anni sono arrivate quanto per rimettere in riga il nostro sistema previdenziale, rendendolo, come da sempre nelle intenzioni del presidente dell’Istituto di Previdenza, più sostenibile ed equo per tutti, e rilanciare l’occupazione dando ai nostri giovani quelle possibilità di ingresso nel mondo del lavoro che oggi evidentemente ancora mancano.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il