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Produzione aprile sorprende al rialzo, cautela su futuro

Coglie in contropiede gli uffici studi la dinamica del settore industriale nazionale, che mette a segno ad aprile la maggior accelerazione mensile degli ultimi otto anni



Coglie in contropiede gli uffici studi la dinamica del settore industriale nazionale, che mette a segno ad aprile la maggior accelerazione mensile degli ultimi otto anni in netta controtendenza rispetto alle attese ma soprattutto ai segnali giunti dagli altri indicatori congiunturali.

I numeri Istat diffusi stamattina parlano per aprile di un recupero dell'indice mensile destagionalizzato pari a 1,9% - miglior risultato da aprile 1997 - e di una media giornaliera annua in recupero di 0,8%. La statistica si confronta con attese per una correzione rispettivamente di 0,2% e 3,3%, e come non bastasse evidenzia una revisione migliorativa dell'indice mensile di marzo passato a -0,1%, mezzo punto percentuale oltre la lettura del mese scorso.

La reazione a caldo degli uffici studi evidenzia comunque un invito alla cautela. Il primo invito alla prudenza arriva del resto dallo stesso Istat, secondo cui sui dati odierni ha avuto peso la pausa pasquale caduta quest'anno a marzo invece di aprile.

Laconico Lorenzo Codogno di Bank of America.

"L'economia italiana resta in recessione, come testimoniano i dati molto negativi degli ultimi mesi" osserva.

"Al recupero che ricalca peraltro la performance dell'indice tedesco, accompagnato però da una caduta verticale degli ordini, ha forse contribuito la recente correzione del cambio. La sensazione è comunque che si tratti di un dato anomalo che non cambia la tendenza sottostante" aggiunge.

Più possibilista su uno scenario positivo Marco Valli di Ubm. "In sostanza si è recuperato in un mese quello che si era perso prima. A questo punto l'outlook sui prossimi mesi migliora decisamente. Anche solo un dato piatto per il secondo trimestre potrebbe essere considerato positivo".

L'Isae, dopo la sorpresa di aprile, conferma la previsione di un calo della produzione di maggio dello 0,4% rispetto al mese precedente e stima un calo dello stessa entità per giugno e dello 0,3% per luglio. Grazie al risultato positivo di aprile, pur scontando la diminuzione nei successivi due mesi, aggiunge Isae, la produzione industriale chiuderebbe il secondo trimestre con un incremento sui precedenti tre mesi, pari all'1,6%.

Dall'esecutivo arriva un commento improntato all'ottimismo.

"I dati Istat sulla produzione industriale sono un importante segnale che la tendenza si può invertire" dice una nota del neoministro alle Attività produttive Claudio Scajola.

"Stiamo lavorando per trasformare una speranza in una concreta ripresa del settore manifatturiero" aggiunge.

DATO DISAGGREGATO POSITIVO MA PREMATURO PARLARE DI RIPRESA

Inserito in un contesto europeo quantomeno 'variegato', che segnala ad aprile un balzo di 1,2% del dato tedesco affiancato da una frenata di 0,3% di quello francese, l'indice italiano soddisfa comunque il giudizio degli analisti per quanto riguarda la scomposizione.

"Guardando al dato disaggregato tutti i capitoli evidenziano un buon miglioramento, ma proveniamo da livelli molto bassi" spiega Raj Gunaratna di 4Cast.

"I beni di consumo segnalano un rialzo di 6,4% che sembra assai strano visti i dati sulle vendite al dettaglio [+0,2% su mese a marzo]. Recuperano anche i beni intermedi e quelli di investimento e questa è un'indicazione positiva [...] sembra però trattarsi di un rimbalzo dai minimi piuttosto che di una tendenza sostenibile" continua.

Il coro dei richiami alla prudenza e l'invito ad attendere almeno i dati di maggio deriva in primo luogo dai segnali diametralmente opposti forniti dalle indagini congiunturali sul settore industriale.

Ad aprile l'indice Ntc/Adaci sul comparto manifatturiero, è caduto al minimo degli ultimi 20 mesi prima di precipitare a maggio al record negativo da dicembre 2001. Di fatto identico il percorso dell'indagine Isae sul morale delle imprese, ad aprile sui minimo da luglio 2003 prima di precipitare il mese scorso al record negativo da novembre 2001.

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