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Pensioni ultime notizie divisione assistenza-pensioni sempre più urgente per rilanciare quota 100, mini pensioni, quota 41

Come recuperare soldi per approvare concrete novità per le pensioni, quali i sistemi migliori e costi previsti: simulazioni e previsioni




Continuano ad arrivare dati e numeri che mettono sempre più in luce l’urgenza di agire con novità per le pensioni, proprio partendo da quel piano di lavoro originario che prevedeva la necessaria divisione tra spesa assistenziale e spesa prettamente previdenziale, da cui, secondo le stime, si sarebbero potuti recuperare non pochi soldi che avrebbero poi potuto essere impiegati per l’approvazione di successive novità per le pensioni positive. Alla luce delle ultime notizie che riferiscono gli sprechi di miliardi di euro per l’erogazione di finte pensioni di invalidità e per altre truffe scoperte ai danni dell’Istituto di Previdenza, appare sempre più chiaro come sia necessario mettersi a lavoro per rivedere o cancellare le spese assistenziali che sono quelle che costano di più.

Impegnandosi dunque su una reale divisione tra assistenza e previdenza si potrebbero recuperare tutti quei soldi necessari per procedere poi alla concretizzazione di novità per le pensioni: secondo le stime, le cifre che si recuperebbero potrebbero servire sia per l’attuazione di cambiamenti minimi, come la mini pensione o la quota 41, che dovrebbero prevedere costi tra i 4 e i 5 miliardi, o piani come uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni o 63 anni di età con 20 anni di contributi, che dovrebbero invece costare tra i 7 e i 13 miliardi di euro, o per l’assegno universale, per cui invece dovrebbero servire ben 10 miliardi di euro.

Tra 7 e 13 miliardi di euro dovrebbe, infatti, costare, secondo le stime il piano di uscita a 63 anni e sette mesi con 20 almeno di contributi, prevedendo penalizzazioni elevate di circa il 3% per ogni anno in cui si decide di lasciare il lavoro; 10 miliardi, come detto, stimati per l’assegno universale così come presentato dall’Istituto di Previdenza, per tutti gli over 55 che si ritrovano senza occupazione ma non possono ancora andare in pensione, e del valore di 500 euro.

A questo piano di divisione tra spesa assistenziale e spesa prettamente previdenziale si affiancherebbe anche il piano di revisione delle detrazioni e delle agevolazioni fiscali alle famiglie, nonché quello di riordino delle esenzioni delle tax expenditures che richiedono ben circa 313 miliardi di euro, quasi un quinto del pil italiano, secondo quanto rilevato dalla Corte dei Conti nel rapporto 2016 sul coordinamento della finanza pubblica; e di necessità di contenimento dello squilibrio di versamenti dei contributi ed erogazioni delle pensioni finali. Secondo il presidente dell’Istituto di Previdenza, poi, dalla revisione delle erogazioni delle detrazioni alle famiglie che ricevono benefici a causa di errori di sistema si riuscirebbero a recuperare ulteriori 200 milioni di euro.

Si tratta di una cifra che viene spesa per le prestazioni assistenziali, comprese eventuali integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali, anche a pensionati che vivono in altri Paesi e che magari godono già di un’assistenza di base, perché vivono e pagano le tasse in un altro Paese.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il