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Pensioni ultime notizie conti da esperti, studiosi, Ministeri, Esecutivo su coperture effettive per quota 100, mini pensioni

Stime e calcoli dei piani di pensione anticipata al vaglio e che potrebbero essere approvati: necessarie penalizzazioni anche elevate per novità eventuali




Esperti, studiosi, Ministeri ed esponenti dell’esecutivo sono impegnati ormai da tempo nella valutazione di piani di uscita prima eventuali da approvare per le novità per le pensioni e dei loro eventuali costi. Le ultime notizie riguardano proprio l’impatto che l’approvazione di sistemi come quota 100, mini pensioni, quota 41 ma anche l’uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi potrebbero avere sui conti pubblici. Si tratta di novità per le pensioni auspicate da più parti ma bloccate continuamente proprio perché richiederebbero un impiego di risorse iniziali ma di cui l’esecutivo al momento non dispone.

Le stime sono impietose, i costi alti e anticipano penalizzazioni altrettanto alte per chi dovesse decidere di andare in pensione prima. Secondo le previsioni di spesa rese note dall'Istituto di previdenza qualche giorno fa sulle novità pensioni proposte dal Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio, e sostenuto dal sottosegretario all’Economia, nel caso dell’uscita a 62 anni con 35 anni di contributi, così come ipotizzato dal presidente, le penalizzazioni a carico del lavoratore sarebbero del 2% per ogni di anticipo in cui si decide di andare in pensione rispetto alla soglia fissata dei 66 anni e sette mesi. In questo caso, le penalizzazioni così elevate servirebbero per coprire una spesa che, secondo le ultime notizie, dovrebbe ammontare a circa 1,5 miliardi di euro nel 2017, per poi salire a 2,5 miliardi di euro nel 2018 e a 3 miliardi nel 2019.

Secondo quanto stimato invece dal nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, come riferiscono le ultime notizie, la novità per la pensione prima che prevede l’uscita tre anni prima rispetto al limite stabilito e quindi a 63 anni e sette mesi con almeno 20 di contributi e la maturazione di un importo minimo di 1.500 euro, come proposto dal presidente dell’Istituto di Previdenza, costerebbe circa 7 miliardi di euro e questa somma implicherebbe penalità decisamente elevate, fino al 10%. Ma si tratta di una condizione imprescindibile se si vogliono avere i fondi necessari per permettere l’uscita prima. Secondo il sottosegretario, in ogni caso, per qualsiasi novità per le pensioni non si può non pensare a conseguenti penalità da imporre.

Le pensione prima a fronte di un taglio dell'assegno percepito è necessario, per lui, per mantenere un equilibrio generazionale nel sistema pensionistico e per fare cassa. Passando, invece, al piano di quota 41, che permetterebbe a tutti di andare in pensione con 41 anni di contributi e senza alcun limite anagrafico, sarebbe impossibile come chiesto da alcuni esponenti dell’esecutivo ma anche forze sociali,non prevedere penalizzazioni perché anche in questo caso vi sarebbe una spesa da compensare del vale di 1,5 miliardi di euro. Penalizzazioni inferiori, secondo l’esperto di previdenza Brambilla, potrebbero servire per l’uscita con la quota 100, l’unico sistema secondo alcuni, che lascia effettivamente la lavoratore la libertà di decidere quando lasciare la propria occupazione.

La quota 100 sarebbe più conveniente per il lavoratore soprattutto se valutata alla luce della novità proposta qualche mese fa del metodo sperimentale che prevede l’accompagnamento di questo piano con la mini pensione. Per andare in pensione prima, infatti, è vero che sulle spalle del lavoratore graverebbero penalità alte, ma è anche vero che queste verrebbero bilanciate dall’erogazione di una mini pensione che, funzionando come un prestito, dovrà alla fine essere restituito in parte dal lavoratore stesso.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il