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Referendum Trivelle: perchè votare si e votare no. Le spiegazioni e i motivi

Cosa chiede il referendum sulle trivelle a mare e cosa votare: tutti i motivi del sì e del no e modalità di voto domenica 17 aprile




Cosa chiede il referendum sulle trivelle a mare, cosa votare e motivi per cui è stato indetto: sono tanti gli interrogativi ancora senza risposta per parecchi italiani che domenica 17 aprile sono chiamati a votare per il referendum sulle trivelle. Gli orari di voto sono dalle 7 alle 23 solo del 17 aprile e possono recarsi al voto tutti i cittadini italiani di età maggiore ai 18 anni; i cittadini italiani residenti all'estero; e i cittadini italiani che si trovano temporaneamente all'estero per motivi di lavoro o studio. Ogni cittadino, vota presso il seggio della propria Circoscrizione e deve presentarsi al seggio con un documento di identità valido e tessera elettorale.

Il quesito referendario chiede in particolare l’abrogare le norme sulle trivellazioni in mare, chiede cioè agli italiani di decidere se permettere ancora o meno di dare le concessioni per l’estrazione di petrolio e idrocarburi in mare, entro 12 miglia dalla costa, più o meno a 20 chilometri da terra, fino all’esaurimento del giacimento. Si tratta di norme che oggi sono in vigore per cui per dire stop alle trivelle a mare bisogna votare Sì. Sì cioè all’abrogazione delle leggi esistenti. Un obiettivo che stanno perseguendo ormai da tempo ambientalisti e associazioni del settore ma che solleva parecchi dubbi e timori, di natura, per alcuni, decisamente più pratica rispetto al solo punto di vista della tutela ambientale.

I motivi per cui votare sì infatti sono ben chiari: abrogare le norme di concessione delle trivellazioni a mare libererebbe le nostre acque dall’ingombrante peso di strutture atte a lavori decisamente pericolosi per l’ambiente, sia dal punto di vista dell’inquinamento, che dal punto di vista di modificazioni ambientali. A prescindere infatti dal problema inquinamento che potrebbe essere causato da una fuoriuscita di greggio a mare o dall’esistenza di strutture che comunque devono essere pulite e manutentata ogni tot tempo, il rischio delle piattaforme petrolifere a mare è anche altro. Considerando che si tratta di strutture che per essere ben collocate a mare devono raggiungere profondità così elevate da penetrare anche migliaia di metri sotto la crosta terrestre, è chiaro che potrebbero causare problemi ai fondali marini e a, lungo andare, a sorte di sfaldamenti degli stessi fondali che potrebbero diventare causa addirittura di terremoti.  

Nonostante questi forti motivi per votare sì, d’altro canto, nonostante possa sembrare strano, stoppare i lavori delle piattaforme di trivellazione a mare potrebbe essere negativo per diversi aspetti, e portare in tanti a votare no, dichiarando la volontà di continuare con le trivellazioni a mare: innanzitutto, nonostante da tempo si parli di questo referendum nulla è stato ancora detto né sugli eventuali piani di smaltimento delle piattaforme stesse che, se non saranno smantellate subito, potrebbero comunque rappresentare un problema ambientale, e il rischio è proprio questo, visto che l’esecutivo non ha fato accenno a eventuali procedure di tal genere; in secondo luogo, lo stop alle trivelle potrebbe creare non pochi problemi dal punto di vista occupazione.

Quale sarebbe infatti il futuro lavorativo da prospettare a tutti coloro (e stiamo parlando di centinaia di persone) che oggi lavorano su queste piattaforme? E ci sarebbe anche un aspetto economico da non sottovalutare: se infatti vincessero i sì e i lavori delle piattaforme di estrazione del petrolio nel nostro Paese non funzionassero più, comunque bisognerebbe prevedere costi, elevati ovviamente, per l’acquisto del petrolio dell’estero, per cui la domanda che tanti si pongono è: conviene spegnere le nostre piattaforme per acquistare poi da altri il petrolio?

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il