BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Referendum trivelle: votare no e votare sì. Spiegazioni, motivi sui perchè sì e no e l'aggiunta dell'elemento politico

Il referendum sulle trivelle ha improvvisamente acquisito centralità in seguito ai recenti fatti di politica e cronaca giudiziaria.




Si avvicina l'appuntamento con il referendum sulle trivelle del 17 aprile 2016. In ballo c'è l'abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine, abbiano durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Se vincerà il sì sarà cancellata la disposizione dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente.

In buona sostanza la vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Tra gli altri saranno interessati dalla misura: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano. La vittoria del no lascerà tutto come è adesso, di fatto appoggiata dal solo Partito democratico (tranne dalla parte di sinistra) con l'invito all'astensione.

I favorevoli al sì credono che l'esecutivo stia ostacolando il referendum, per la cui validità è necessario che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto, non accorpandolo alle prossime elezioni amministrative. Tuttavia la questione ha improvvisamente acquisito centralità in seguito ai recenti fatti di politica e cronaca giudiziaria. La Procura di Potenza giovedì ha fatto arrestare cinque persone tra funzionari e dipendenti dell'Eni e ha messo sotto sequestro alcuni impianti legati all'estrazione petrolifera in Basilicata. Ai cinque vengono contestati reati di natura ambientale. Nella stessa inchiesta figura tra gli indagati Gianluca Gemelli, compagno di Federica Guidi, ministra dimissionaria dello Sviluppo Economico.

L'accusa è di traffico di influenze illecite legate alle autorizzazioni per il pozzo petrolifero di Tempa Rossa. Nelle carte c'è la trascrizione di una telefonata tra la Guidi e il compagno in cui l'esponente di governo preannuncia un emendamento alla legge di stabilità sul giacimento al quale erano interessate Total e le aziende che fanno capo a Gemelli. 300 milioni vale il progetto di smistamento del petrolio della Basilicata: nel 2014 il ministero dello Sviluppo Economico lo giudica "il principale programma privato di sviluppo industriale in corso in Italia". Due anni di lavoro e 300 posti di lavoro sarebbero collegati al progetto di Tempa Rossa.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il