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Referendum trivelle: perchè votare sì e perchè votare no. Spiegazioni

Perchè votare sì o no al referendum sulle trivelle in programma domenica 17 aprile: dati Greenpeace, rischi inquinamento ma anche problemi occupazionali, Cosa c'è da sapere




Un referendum per dire no alle trivelle in mare per l'estrazione del petrolio e idrocarburi: domenica 17, dalle 7 alle 23, si vota per l’abrogazione delle norme sulle trivellazioni in mare e gli italiani dovranno decidere se dare ancora, o meno, le concessioni per l’estrazione di petrolio e idrocarburi in mare, entro 12 miglia dalla costa, più o meno a 20 chilometri da terra, fino all’esaurimento del giacimento. Per dire no alle trivelle bisogna votare sì. Si tratta di un traguardo che se da tempo viene perseguito dagli ambientalisti, dall’altro sta creando non pochi timori, soprattutto per il futuro lavorativo di tutti coloro che oggi sono sulle piattaforme in funzione ma anche per tempi e modalità di smaltimento delle piattaforme stesse.

Domenica 17 possono votare per il referendum sulle trivelle tutti i cittadini italiani di età maggiore ai 18 anni; i cittadini italiani residenti all'estero; e i cittadini italiani che si trovano temporaneamente all'estero per motivi di lavoro o studio. Si vota presso il seggio della propria Circoscrizione, dove bisogna presentare un documento di identità valido e tessera elettorale. Contrario alla chiusura delle piattaforme già esistenti il premier che ha chiarito la sua posizione spiegando che se ritiene giusto non fare impianti entro le 12 miglia, ritiene altrettanto mantenere in funzione gli impianti esistenti. Il punto è che, secondo Greenpeace, delle 88 piattaforme operanti entro le 12 miglia, 35 non sono di fatto in funzione, 6 non sono operative, 28 sono non eroganti, e ciò significa che il 40% delle piattaforme non funzionano e contribuiscono solo a creare nuovi timori di inquinamento. Ma l'inquinamento di cui si parla non riguarda solo eventuali perdite di greggio ma anche le opere di manutenzione e pulizia delle pompe stesse, che tra l'altro potrebbero creare ulteriori problemi ai fondali provocando, in extremis, anche terremoti.

Ma le novità non finiscono qui, perché ci sarebbero anche altri 29 impianti off shore che in realtà producono meno del previsto, con meno di 50mila tonnellate per il petrolio e meno di 80 milioni di metri cubi standard per il gas, non pagando le royalties. Secondo Greenpeace, bisognerebbe smantellare le piattaforme più vecchie, prima che il mare e la ruggine provochino cedimenti nella struttura, portando a veri e propri disastri ambientali. Il punto è che accanto ai rischi ambientali da evitare ci sarebbero anche eventuali problemi occupazionali da risolvere se i sì vincessero e le piattaforme dovessero essere smantellate.

E da giorni le domande più ricorrenti riguardano il futuro di tutti coloro che oggi sono impiegati sulle piattaforme di trivellazione per l’estrazione del greggio ma anche i piani di smaltimento delle strutture stesse. E’ vero, infatti, che ne viene invocata la dismissione, ma l’esecutivo ha già pronto un piano per smantellare le strutture esistenti, con cosi accettabili e procedure ben definite o il rischio è quello che, esattamente al pari delle centrali nucleari spente ma ancora presenti sui siti, queste piattaforme pur non in funzione potrebbero restare a mare, comunque rovinando ambiente e paesaggio? A fronte delle questioni ambientali che porterebbero a votare sì all’abrogazione delle norme oggi in vigore, bisogna considerare, insieme agli eventuali problemi lavorativi che deriverebbero da un’eventuale chiusura delle piattaforme di trivellazione per l’estrazione del petrolio, e che, come detto, coinvolgerebbero centinaia di persone, i problemi legati ai costi per l’acquisto di petrolio. Non potendolo, infatti, più prelevare, dovrebbe essere acquistato il che, chiaramente, comporterebbe spese decisamente onerosi ma anche accordi e compromessi che molto più facilmente potrebbero essere evitati se si continuasse a mantenere le piattaforme esistenti oggi.  

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il