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Rinnovo contratti statali, dipendenti pubblici aumento stipendi trattativa al via dopo 4 compartimenti decisi ufficiali

Necessaria la ripresa della trattativa sul rinnovo della contrattazione pubblica soprattutto dopo accorpamenti settori della P.A.: le richieste all’esecutivo




Dipendenti pubblici ancora in attesa del rinnovo dei loro contratti, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che qualche mese fa ha dichiarato illegittimo il blocco imposto, obbligando l'esecutivo a rivedere le contrattazioni. Ma si tratta di un percorso di cambiamento ancora al palo: l'esecutivo con la scorsa Manovra ha stanziato un fondo da 300 milioni di euro proprio per provvedere agli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici e allo sblocco dei contratti. Il risultato di tale decisione è stato però piuttosto deludente: secondo le stime, infatti, a fronte di quanto stanziato, gli aumenti in busta paga sarebbero di appena 8 euro, cifra considerata dagli interessati così come dai sindacati una vera e propria presa in giro. E come dargli torto.

Nuove speranze di una ripresa delle trattative per definire un reale sblocco della contrattazione pubblica con relativi aumenti degli stipendi dignitosi e tali da essere chiamati tali derivano oggi dall’intesa finalmente raggiunta, tra Aran e sindacati, dell’accorpamento dei comparti della pubblica amministrazione, passati da undici a quattro e che, mantenendo ben distinta la Presidenza del Consiglio, comprendono Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca, accorpando, dunque, primo settore, e cioè ministeri, enti pubblici non economici e agenzie fiscali, e ultimo settore; cioè prima scuola, università e ricerca e Afam.

L'accorpamento dei diversi settori non prevederà sin da subito le stesse regole per tutti, i contratti nazionali saranno comunque modulati sulla tipologia di attività svolta e saranno divisi in 'parti comuni', relative a ferie, malattie, permessi, e 'parti speciali', relative alle particolarità dei diversi lavori che non possono essere unificati tra tutti. Questa novità, però, rappresenta, secondo sindacati e non solo, il primo passo concreto verso una ripresa seria delle discussioni relative al rinnovo dei contratti degli statali, per cui chiaramente l'esecutivo dovrà stanziare ulteriori risorse oltre ai 300 milioni già sul piatto.

Il rischio ulteriore che i dipendenti pubblici correrebbero è che non solo l'importo stanziato dall'esecutivo è tale da permettere aumenti minimissimi, ma potrebbero scattare anche netti tagli imposti dalle norme meritocratiche della famosa legge Brunetta, che impone, infatti, riduzioni dei premi di produttività al 25% dei dipendenti appartenenti all’ultima fascia di merito, e tagli anche per 50% del personale, appartenente alla fascia di merito media. Secondo alcune indiscrezioni, che non trovano conferma ancora, nel nuovo Def potrebbe essere definita qualche novità, da un punto di vista di stanziamento delle risorse economiche, per lo sblocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, e ulteriori voci riporterebbero che i rinnovi potrebbero scattare ogni tre anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il