BusinessOnline - Il portale per i decision maker






Referendum Trivelle 2016: votare no, perchè e spiegazioni da una geologa molto esperta

Le ragioni del voto del no al referendum sulle trivelle spiegate da una geologa: non è vero chele piattaforme sono rischiose per l’ambiente




L’appuntamento con il referendum sulle trivelle è in programma per domenica 17 aprile: si voterà dalle 7 alle 23 e bisognerà decidere se dire sì o no all’abrogazione delle norme che oggi permettono di effettuare trivellazione a mare entro i 12 miglia di costa fino a esaurimento giacimento. Il referendum chiede, infatti, la cancellazione  della norma che permette alle società petrolifere che hanno già ottenuto la concessione di continuare la loro attività entro il limite delle 12 miglia marine. La legge, infatti, stabilisce che non è possibile concedere nuovi permessi per attività di ricerca ed estrazione nelle acque territoriali ma chi ha già le concessioni potrebbe continuare a trivellare per l’estrazione di petrolio fino al termine della sua disponibilità.

Considerando che si tratta di un referendum abrogativo, per dire no alle trivelle in mare bisogna votare Sì e se vincessero i sì, una volta scaduti i permessi già concessi, le piattaforme atte alle trivellazioni in mare smetterebbero di funzionare e verrebbero smantellate. Nonostante i rischi ambientali ribaditi da associazioni ambientaliste e alcuni esperti, sono diversi i motivi per cui si potrebbe anche votare no, dai problemi lavorativi che ne deriverebbero, ai costi che il nostro Paese dovrebbe sostenere dopo per l’acquisto di petrolio da altri Paesi. Ma anche alcuni tecnici geologi tranquillizzano sul no: non è vero, infatti, secondo alcuni che le piattaforme delle trivelle in mare danneggiano l’ambiente, se non paesaggisticamente, non esiste alcun rischio inquinamento a causa di fuoriuscite di greggio.

I motivi per votare no spiegate da una geologa partono da motivazioni lavorative, considerando che se i sì vincessero e venissero stoppate le trivellazioni a mare,  resterebbero senza lavoro circa settemila lavoratori impiegati nel settore e per cui il governo non ha previsto alcun piano B; passano da motivazioni economiche, considerando i costi altissimi che comporterebbero le opere di smantellamento delle piattaforme, per cui tra l’altro non è stato messo a punto un piano, e dismissione; per arrivare a motivazione di carattere puramente ambientale. E finalmente la prima precisazione: lo stop chiesto dal referendum interessa, infatti, più che le estrazioni di petrolio, che si svolgono prevalentemente a terra, quelle di gas metano che, come noto, non comporta alcun rischio di inquinamento ambientale.

Basta scorrere la lista delle piattaforme che verrebbero chiuse per rendersi conto, ha spiegato la geologa, che le piattaforme oggetto del referendum che si trovano entro i limiti delle 12 miglia sono in gran parte impianti a Gas più che a olio, il che significa che le campagne pubblicitarie che stanno circolando messe a punto da parte di alcuni associazioni, Greenpeace in testa, sono estremizzate e fanno circolare una cattiva informazione.  

Se anche i sì dovessero vincere e stoppare le trivellazione entro le 12 miglia, le compagnie petrolifere e non potrebbero comunque spostarsi e costruire nuovi impianti poco oltre questo limite, il che significherebbe che quel tanto pauroso inquinamento dei mari potrebbe comunque sussistere, visto che non cambia poi molto da miglio a miglio. Se si verificasse, per esempio, una fuoriuscita di greggio, come alcuni temono, il disastro ambientale,entro o non le 12 miglia, comunque si verificherebbe. Inoltre, secondo la geologa, il rischio inquinamento sussisterebbe anche se i sì vincessero, perché bisognerebbe comunque importare idrocarburi dall’estero e l’import causerebbe comunque inquinamento delle acque. La geologa ci tiene, inoltre, a sottolineare come non è assolutamente vero che l’estrazione di idrocarburi dal sottosuolo può innescare terremoti, altri timore espresso da tanti.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il