Come è cambiato il Wall Street Journal dopo l'acquisizione di Murdoch

Dopo l’acquisizione del colosso statunitense da parte di Murdoch ci si chiede sempre più spesso quale sarà l’impatto dell’operazione sul giornale americano. Per il momento sarà più generalista, e in un futuro forse la sua versione online sarà anche g



Il Wall Street si snaturerà? E' la domanda ricorrente di questo agosto, tra i timori che possa perdere la sua autorevolezza scivolando verso un giornalismo troppo leggero e la curiosità verso un cambiamento in parte già annunciato e in parte solo ventilato.

Un primo mutamento, come è stato ripreso anche dalla stampa italiana, riguarderà i contenuti: più generalisti e non solo business. «La copertura dei settori non strettamente finanziari sarà ampliata», ha fatto sapere Rupert Murdoch - il magnate australiano che ha acquistato Dow Jones, società editrice del Wall Street, per 5 miliardi di dollari - e il movente è esplicitamente quello di concorrere con il New York Times sullo stesso terreno. Cosa poi potrà significare nei fatti la dichiarazione murdochiana è ancora tutto da vedere: generalista può essere politica ma anche gossip, costume ma anche volgarità. E la fama dell'editore non seda le preoccupazioni, considerata la sua reputazione di uomo che guarda solo agli affari e che si schiera con prontezza dall'una o dall'altra parte senza troppi conflitti etici.

Detto questo c'è un altro cambiamento, per il momento solo ipotizzato, che potrebbe verificarsi: il passaggio del Wall Street dalla formula dell'abbonamento alla formula only advertising. La maggior parte degli editori in America fanno soldi sulle edizioni online vendendo pubblicità e questo è attualmente il vero business: lo insegnano l'esperienza del New York Times, di Usa Today e del Washington Post. Lo confermano le previsioni degli analisti, che parlano di un giro d'affari dell'advertising online di 17 miliardi di dollari destinato a lievitare, entro il 2011, in una cifra che oscillerà tra i 26 e i 30 miliardi di dollari. Ma il Wall Street ha sempre fatto casta a sé a questo proposito, insieme a una quarantina di altri piccoli giornali, e la possibilità di sposare il modello free provoca una certa perplessità. Ancora non esiste alcun progetto concreto su questo fronte, anche se Murdoch ha annunciato:«Nell'immediato sarebbe un'operazione troppo onerosa, ma nel lungo periodo eliminare gli abbonamenti sarebbe una cosa meravigliosa». Del resto gli esperti parlano di un seguito di lettori dieci volte superiore nel caso di contenuti gratuiti. Per capire la portata della decisione bisogna ricordare come funziona attualmente il Journal e soprattutto il suo passato in termini di modello di business e di tradizione giornalistica.

Il Wall Street è da sempre a pagamento sul web, conta circa 1 milione di abbonati e da ciascuno guadagna 79 dollari all'anno. E' uno dei pochi a essere riuscito a cavalcare questo modello e le spiegazioni sono molte. In primo luogo è stato così da subito, il ché è molto diverso rispetto a chi ha cercato di convertire i contenuti da liberi a pagamento, un passaggio più difficilmete digeribile da parte dei lettori. Inoltre è sufficientemente internazionale e cruciale per molti professionisti finanziari da poter chiedere un piccolo sacrificio al proprio pubblico. Last but not least, insieme all'abbonamento si compra anche un archivio economico e finanziario enorme.

A livello di contenuti invece si può dire che attualmente conta una sezione di editorialisti notoriamente schierata dalla parte dei conservatori e staccata dalla redazione vera e propria, considerata nell'ambiente uno degli esempi più eccellenti del giornalismo d'inchiesta. Da citare, a proposito dell'ipotesi di un Wall Street ad supported, un report dell'analista Douglas Anmuth di Lehman Brothers. Una fotografia fedele e dettagliata dello scenario what if (cosa succederebbe se…) riepiloga tutti i numeri del quotidiano finanziario appartenuto fino a ieri alla famiglia Bancroft, paragonandoli ai numeri totalizzati da altri siti di informazione finanziaria.

Alla fine la scelta dei contenuti e del modello di business non cambierà unicamente le cifre, ma anche la linea editoriale e persino la tipologia del pubblico. Ma il cambiamento potrebbe essere anche foriero di qualche bella novità. Chi ricorda il famoso discorso agli editori dell'australiano ricorderà anche l'idea, lungimirante quanto rivoluzionaria, della convergenza tra vecchi e nuovi media. E chissà che il nuovo editore non sfati la propria reputazione di predatore e non introduca qualche interessante esperimento.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il