BusinessOnline - Il portale per i decision maker






Referendum trivelle 2016: votare sì. I motivi spiegati dai vescovi

Il quotidiano Avvenire si schiera per il sì, la Conferenza episcopale italiana invita a informarsi bene prima di decidere.




La partita del referendum delle trivelle è in corso e l'appuntamento con le urne è per domenica 17 aprile 2016. In realtà, più che sul sì o sul no, la vera divisione è tra chi va a votare e chi invece rimarrà a casa. La principale incognita è legata al raggiungimento del quorum ovvero della presentazione alle urne di almeno la metà più uno degli aventi diritto al voto, indispensabile per la validità dell'operazione referendaria, al di là del suo esito. E così si muove anche la Chiesa e la Conferenza episcopale italiana, attraverso il segretario Nunzio Galantino, anziché prendere una posizione netta, invita ad approfondire i temi e a scegliere cosa fare.

Più netta è invece la posizione del quotidiano della Cei, Avvenire, favorevole al referendum abrogativo. E per argomentare la posizione, tira in ballo Papa Bergoglio: "Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili deve essere sostituita progressivamente e senza indugio". A detta di monsignor Nunzio Galantino, "l'attenzione all'aspetto sociale ha portato i vescovi a confrontarsi anche sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle ossia se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all'esaurimento del giacimento, anche oltre la scadenza della concessioni, concordando circa l'importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione appropriata alla luce dell'enciclica Laudato sì di papa Francesco".

Ma da dove prende le mosse questo referendum con cui si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo? Stando ai sostenitori del sì per tutelare i mari italiani. A loro dire, il mare, con la sua enorme moltitudine di esseri viventi vegetali e animali produce il 50% dell'ossigeno che respiriamo e assorbe fino a un terzo delle emissioni di anidride carbonica prodotta dalle attività antropiche. La ricerca e l'estrazione di idrocarburi avrebbero quindi un notevole impatto sulla vita del mare.

Le attività di routine delle piattaforme possono rilasciare sostanze chimiche inquinanti e pericolose nell'ecosistema marino, con un forte impatto sull'ambiente e sugli esseri viventi, come dimostrano i dati del Ministero dell'Ambiente relativi ai controlli eseguiti nei pressi delle piattaforme in attività oggi nel mare italiano. Di più: un eventuale incidente nei pozzi petroliferi offshore o durante il trasporto di petrolio sarebbe fonte di danni incalcolabili con effetti immediati e a lungo termine sull'ambiente, la qualità della vita e con ripercussioni sull'economia turistica e della pesca.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il