Referendum trivelle 2016: votare no. I motivi spiegati da Assoelettrica

C'è il anche il fronte del no sul referendum trivelle ed è rappresentato dalle società che gestiscono l'energia.

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C'è il referendum sulle trivelle del 17 aprile a catturare l'attenzione, anche e soprattutto per via delle recenti polemiche politico giudiziarie che hanno coinvolto Palazzo Chigi. Oggetto della chiamata al voto è l'abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine, abbiano durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Il fronte del sì, anche perché è quello che ha proposto il referendum, è naturalmente quello più compatto, ma occorre fare i conti con la difficoltà a convincere almeno la metà degli aventi diritto a recarsi alle urne.

Ma c'è anche chi spinge per il no, come le società di energia. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia, ad esempio, spiega alla Repubblica di capire "che i rivoluzionari ambientali sostengono che si possa andare avanti solo con le energie rinnovabili. Lo dicono da quarant'anni. Peccato che al momento anche loro si muovano in auto e aereo. E peccato che quando fanno gli assalti in barca per protestare contro le trivellazioni, usino mezzi che vanno a gasolio". A suo dire gli impianti sono sicuri, anche se invasivi, "ma gli incidenti sono nell'ordine di uno a centomila".

Naturalmente favorevole anche Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, secondo cui "il mantra delle rinnovabili al posto di gas e petrolio lascia il tempo che trova. Le rinnovabili a cui si fa riferimento, sole e vento in primo luogo, servono per produrre elettricità. Gas e petrolio servono innanzitutto per trasporti e riscaldamento. E per la chimica. Certo si possono sostituire i motori a scoppio con motori elettrici e le caldaie a gas con pompe di calore elettriche. In piccola parte sta già avvenendo, ma è un'opera immane che richiederà diversi lustri".

Più precisamente, si vota per l'abrogazione del comma 17, terzo periodo, dell'articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come sostituito dal comma 239 dell'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, limitatamente alle seguenti parole: "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale". Questa norma permette la ricerca e lo sfruttamento di giacimenti petroliferi o di gas naturale nel territorio nazionale compresi i mari entro le dodici miglia dalla costa. Chi vuole l'abrogazione di questa possibilità deve votare sì, chi vuole che la normativa attuale rimanga in vigore deve scegliere no.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il