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Referendum trivelle 2016: su cosa si vota esattamente. Votare sì e votare no. Spiegazioni e motivi per scegliere al meglio

Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa e le attività petrolifere sulla terraferma.




Appuntamento a domenica 17 aprile per il referendum popolare sull'abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro 12 miglia marine abbiano durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Si tratta del cosiddetto referendum sulle trivelle. Al di là della vittoria del sì o del no, sarà necessario il raggiungimento del quorum affinché il referendum possa ritenersi valido.

Nel quesito referendario si chiede: "Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c'è ancora gas o petrolio?". Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa e non coinvolge le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa. Se vincerà il sì sarà abrogato l'articolo 6 comma 17 del codice dell'ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente.

Una vittoria dei sì, spiegano i favorevoli, potrebbe allontanare il rischio di incidenti rilevanti nei mari italiani. Tra gli altri saranno interessati dalla misura i giacimenti Guendalina di Eni e Gospo di Edison nell'Adriatico e il giacimento Vega sempre di Edison davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessati dal referendum le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mari italiani né i progetti di studio geologico dei fondali al largo delle isole Tremiti. Nel caso di vittoria del no o del mancato raggiungimento del quorum, rimarranno in vigore le nuove disposizioni.

Per il comitato del sì. il voto referendario è uno dei pochi strumenti di democrazia diretta a disposizione degli italiani e ritengono giusto che i cittadini abbiano la possibilità di esprimersi anche sul futuro energetico del nostro Paese. Nel dicembre del 2015 l'Italia ha partecipato alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi, impegnandosi, assieme ad altri 194 Paesi, a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi e a seguire la strada della decarbonizzazione. Fermare le trivellazioni in mare, argomentano, è in linea con gli impegni presi a Parigi e contribuirà al raggiungimento dell'obiettivo. Ritengono quindi necessario affrontare il problema della transizione energetica, puntando anche sul risparmio e sull'efficienza energetica e investendo da subito nel settore delle energie rinnovabili, che potrebbe generare migliaia di nuovi posti di lavoro.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il