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Pensioni ultime notizie su contributivo uomo-donna che con part time ritorna. Quota 100, quota 41 difficili, mini pensioni incerte

Come proseguono le discussioni sulle novità per le pensioni e su quali proposte di modifica si sta lavorando: tutte le ultime notizie sui sistemi di uscita prima




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 17,49): I vari sistemi e metodi per uscire prima si susseguono in un incalzante dibattito dove tra le ultime notizie e ultimissime sono emerse come novità per le pensioni una nuova forma di part time e il contributivo uomo equiparato con quella donna. Ma vi sono anche delle forme ibridi come le mini pensioni associate a diversi metodi.

Sono diverse le ultime notizie sulla questione previdenziale che stanno tenendo banco in questi ultimissimi giorni e che riguardano le proposte di novità per l’uscita prima. Inaspettatamente, infatti, sembrano tornati in discussione part time e possibilità di estensione del contributivo donna anche agli uomini, al posto di novità per le pensioni che sembravano, fino a qualche giorno fa, più fattibili, come la mini pensione.

Pensioni novità part time: Torna in discussione, tra le novità pensioni, il part time, già in vigore come misura sperimentale avviata dalla scorsa Manovra, che permette la graduale uscita prima dal lavoro con possibilità di passaggio dall’orario di lavoro full time al parti time, per coloro cui mancano pochi anni al raggiungimento della pensione finale, da 63 anni, che però accetterebbero anche decurtazioni sullo stipendio mensile, secondo il principio per cui meno si lavora e meno si guadagna, ma a cui continuerebbero ad essere regolarmente pagati i contributi previdenziale. In questo modo si avvierebbe il ricambio generazionale tra prepensionamento di lavoratori più anziani e conseguenti assunzioni di giovani. Ma così come strutturata al momento, questa staffetta non sembra stia dando buoni risultati, anche perché legata dal vincolo di richiesta di part time in base ad accordi con i datori di lavoro, da una parte, e di riduzione dello stipendio per il lavoratore dall’altra. E’ possibile, infatti, che gran parte dei lavoratori ormai arrivati a 63 anni non rinuncino al proprio stipendio per una sola riduzione del lavoro e non la pensione definitiva, piuttosto continuano a lavorare fino a 66 anni. La richiesta di part time può avvenire a partire da 63 anni e 7 mesi per gli uomini e 62 anni e 7 mesi per le donne. Tuttavia, perché questo metodo possa essere effettivamente efficace dovrebbero esserne rivisti alcuni criteri, a partire dall’accordo obbligatorio con il datore di lavoro.

Pensioni novità contributivo uomo-donna: Si è tornato in questi ultimissimi giorni a discutere della possibilità di estensione del sistema contributivo di uscita prima per le donne anche per gli uomini. Punto di partenza della discussione la procedura di infrazione che l’Europa ha avviato già nei confronti del nostro Paese proprio per la differenza di trattamenti previdenziali di genere. Le risposte fornite dal nostro Paese sul motivo per cui le donne avessero la possibilità di andare in pensione prima rispetto agli uomini non ha convinto l’Europa che ha chiesto di risolvere al più presto questa diseguaglianza. E tra le ipotesi di lavoro ci sarebbe la possibilità di estendere le norme del contributivo donna anche agli uomini, dando così anche a loro la possibilità di andare in pensione prima rispetto ai 66 anni di oggi, cioè a 57 o 58 anni, con 35 anni di contributi ma accettando pesanti decurtazioni, di circa il 30%, sulla pensione finale che verrebbe calcolata esclusivamente con sistema contributivo.

Pensioni novità mini pensione: Fino a qualche settimana fa, dopo essere stata rilanciata dal Ministero dell’Occupazione, la mini pensione sembrava tornata tra le novità per le pensioni più fattibili, considerando che, secondo le stime, sarebbe stata a totale carico del lavoratore senza comportare dunque alcun impatto sui conti pubblici. Questo sistema di uscita prima consentirebbe al lavoratore di andare in pensione due o tre anni prima rispetto all’attuale soglia anagrafica dei 66 anni, ricevendo un anticipo del valore di 800 euro circa fino al raggiungimento dei normali requisiti richiesti. Dopo di chè il lavoratore dovrà restituire quanto percepito con piccole decurtazioni sulla pensione finale.

Pensioni novità quota 100, quota 41: Perde quota la possibilità di uscita con quota 100, nonostante si tratti di una novità che lascerebbe effettivamente al lavoratore la libertà di decidere quando andare in pensione, a partire da 60 anni, purchè il risultato di età anagrafica e contributiva sia alla fine 100. E sarebbe più conveniente per il lavoratore soprattutto in riferimento al metodo sperimentale, proposto qualche mese fa, che prevedeva l’accompagnamento di questo piano con la mini pensione. Per andare in pensione prima, infatti, è vero che sulle spalle del lavoratore graverebbero penalità alte, ma sarebbero bilanciate dall’erogazione di una mini pensione che, funzionando come un prestito, dovrà alla fine essere restituito in parte dal lavoratore stesso. Al momento, però, nonostante potrebbero tornare in ballo i metodi in prova per uscire prima, che sarebbero considerati i migliori se l'Europa dovesse concedere l'extra deficit richiesto dal nostro Paese, considerando che si tratterebbe di soldi temporanei, la quota 100 non è tra le novità pensioni ora più contemplate, non citata né dall’Istituto di previdenza né dal Dicastero dell’Occupazione. Confusione e divisione anche sulla quota 41, che potrebbe permettere l'uscita per tutti con 41 anni di contributi ma senza limiti anagrafici ma ci sarebbe un problema di penalità, tra chi chiede comunque di imporle e chi ne chiede la cancellazione.

Pensioni novità assegno universale: Mentre il ministero dell’Economia, insieme alla presidente della Camera, puntano all’introduzione dell’assegno universale ma a livello comunitario, a livello interno, si contrappongono le proposte di assegno universale presentato dall’Istituto di Previdenza e quella del Ministero del Lavoro. Il presidente dell’Istituto di Previdenza ha proposto, infatti, l’assegno universale per tutti gli over 55 che perdono il lavoro a rischiano di ritrovarsi senza lavoro e senza pensione perché ancora lontani dal raggiungimento dei requisiti richiesti. Il valore dell’assegno sarebbe di 500 euro, cui sommare 250 euro per adulto, se insieme all’over 55 vi siano uno o più conviventi adulti; o 150 se il convivente ha meno di 14 anni. Il valore dell’assegno verrebbe dunque calcolato sulla base del quoziente familiare. Secondo il Ministero dell’Occupazione, pur mantenendo gli stessi requisiti e gli stessi importi, l’assegno universale dovrebbe essere limitato nel tempo ed erogato solo a coloro che rimangono sì senza lavoro e non possono ancora andare in pensione ma che dimostrino di cercare concretamente un’altra occupazione. In tal caso, dunque, l’erogazione dell’assegno universale sarebbe legato a politiche attive per l’occupazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il