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Referendum Trivelle 2016: votare no. Spiegazioni su cosa votare e perchè

Manca ormai una settimana al referendum sulle trivelle a mare: per cosa si vota e i motivi per votare no




Manca ormai una settimana al referendum sulle trivelle a mare che si terrà il prossimo 17 aprile, occasione in cui gli italiani dovranno decidere se le piattaforme in mare, entro le 12 miglia marine, potranno continuare a estrarre idrocarburi, fino all’esaurimento dei giacimenti o se dovranno chiudere una volta scadute le concessioni attuali. Considerando che si tratta di un referendum abrogativo, per esprimere il proprio voto a favore dello spegnimento delle trivelle a mare bisogna votare sì. In caso contrario bisogna votare no. Se si dovesse raggiungere il quorum, il 50% più uno, e dovessero vincere i Sì, le piattaforme a mare entro le 12 miglia dalla costa, una volta scaduta la concessione, saranno fermate e smantellate.

Non cambierà nulla invece per le trivellazioni in mare oltre le 12 miglia né per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già vietate con l’ultima Manovra. Se invece no fosse raggiunto il quorum e vincessero i no, nulla cambierà e le trivellazioni continueranno fino a quando i giacimenti di petrolio e gas non si esauriranno. Secondo il Mise, il Ministero dello Sviluppo economico, nei mari italiani sono presenti 135 piattaforme, 92 delle quali rientrano nelle 12 miglia e sono proprio queste quelle a rischio chiusura. Gli italiani sono però divisi sul referendum: contro il fronte dei sì, sono schierati coloro che invece sostengono il no al referendum , da industriali ad alcuni sindacati, ad alcune forze politiche al premier stesso.

Se il sì all’abrogazione è netto da parte delle associazioni ambientaliste che vogliono tutelare il patrimonio naturalistico e paesaggistico dei nostri mari e vogliono evitare rischi di inquinamento e disastri ambientali, netto è anche il fronte del no. Innanzitutto secondo alcuni tecnici, tra cui alcuni geologi, non esistono rischi di disastri ambientali legati all’inquinamento di possibili sversamenti in mare di petrolio, perché piattaforme, opere di pulizia e manutenzione delle pompe di estrazione di petrolio e gas sono in perfetta sicurezza, controllate e monitorate per evitare che anche una sola goccia di petrolio finisca a mare.

A sostenere i no, a parte la questione ambientale per cui non vi sarebbero particolari rischi, anche questioni di lavoro ed economiche. Stoppando, infatti, i lavori delle trivelle a mare, resterebbero senza lavoro circa sette mila persone per cui non è stato messo a punto un piano lavorativo alternativo; senza considerare i costi che sarebbero legati al necessario acquisto di idrocarburi dall’estero e il fatto che l’Italia diventerebbe completamente dipendente da altre fonti di approvvigionamento di idrocarburi. Dal fronte dei no c’è chi spiega anche che l’obiettivo di fermare le trivelle per dare nuova spinta alla produzione di energia esclusivamente da fonti rinnovabili non sarebbe possibile nel breve periodo, perché per il passaggio dalla produzione di energia da fonti fossili e fonti puliti servirebbe molto tempo, e servirebbero molti soldi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il