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Referendum trivelle 2016: votare sì o votare no. Spiegazioni e indicazioni dalle novità di questa settimana

Dal punto di vista politico, solo la parte del Pd che fa riferimento al premier boicotta il referendum sulle trivelle.




Il 17 aprile è la data del referendum popolare sulle trivelle. Affinché la proposta sia approvata occorre che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un sì. Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età. Votando sì i cittadini avranno la possibilità di cancellare la norma sottoposta a referendum. Si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Nonostante, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa.

A seguito di un esito positivo del referendum, dunque, la cancellazione della norma che al momento consente di estrarre gas e petrolio senza limiti di tempo sarebbe immediatamente operativa. L'obiettivo del referendum è chiaro e mira a far sì che il divieto di estrazione entro le 12 miglia marine sia assoluto. Il parlamento non può successivamente modificare il risultato che si è avuto con il referendum. Ma se però non si raggiungesse il quorum previsto avrebbe mano libera.

A essere per il no sono le società di energia mentre il comitato del sì (politicamente solo la parte del Pd che fa riferimento al premier boicotta il referendum) argomenta come l'aumento delle estrazioni di gas e petrolio nei mari non è in direttamente collegato al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Gli idrocarburi presenti in Italia appartengono al patrimonio dello Stato, che dà in concessione a società private la possibilità di sfruttare i giacimenti esistenti. Allo Stato esse sono tenute a versare un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas estratto. Non tutta la quantità di petrolio e gas estratto è però soggetta a royalty.

Più esattamente, il testo del quesito è il seguente: "Volete voi che sia abrogato l'art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale, come sostituito dal comma 239 dell'art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016), limitatamente alle seguenti parole: per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?".

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il