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Referendum trivelle 2016: l'importanza di sapere su trivelle e giacimenti quanti, quali e dove sono per votare sì o votare no

Questi sono i giorni che precedono il referendum sulle trivelle di domenica. Ecco gli impianti più importanti che sono coinvolti.




Innanzitutto c'è da chiedersi qual è il quesito su cui domenica 17 aprile 2016 gli elettori italiani italiani sono chiamati a pronunciarsi. In buona sostanza, riferimenti normativi a parte, la domanda è la seguente: "Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c'è ancora gas o petrolio?". Il quesito, ed è un primo aspetto di cui tenere conto, riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa.

Se vincerà il sì sarà abrogato l'articolo 6 comma 17 del codice dell'ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. Quali sono e dove sono trivelle e giacimenti? Tra gli altri saranno interessati dalla misura i giacimenti Guendalina di Eni e Gospo di Edison nell'Adriatico e il giacimento Vega, sempre di Edison davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno quindi interessati dal referendum né le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mari italiani né i progetti di studio geologico dei fondali al largo delle isole Tremiti. Potranno esserci effetti sulle royalty per le regioni, sull'andamento delle importazioni di petrolio, sul traffico di petroliere nei mari, sull'aumento delle emissioni.

Che la situazione sia incandescente un po' in tutta Italia e stia salendo costantemente di tono è dimostrato dal quasi-blitz in gommone verso la piattaforma Prezioso al largo di Licata (Agrigento). Lo ha tentato ieri una delegazione di Sinistra italiana composta dai deputati Nicola Fratoianni, Erasmo Palazzotto e da Luca Casarini. "Andiamo sulla piattaforma per bucare la cappa mediatica sul referendum, per dire forte e chiaro che questo paese deve guardare a un nuovo modello di sviluppo basato sulle energie rinnovabili e fare meno regali ai petrolieri". Nel pomeriggio infatti i tre sono salpati dal porto di Licata e hanno navigato in direzione della piattaforma Eni.

Al loro arrivo hanno trovato un discreto blocco di motovedette di polizia e guardia di finanza a difesa del catafalco. Poco male: l'obiettivo era arrivare il più vicino alla meta per aprire lo striscione "Si vota Sì". Poi il ritorno a Licata e il comizio insieme ai comitati impegnati nella campagna per il sì al referendum del 17 aprile sulle trivelle. La giornata era iniziata con una iniziativa al porto di Sciacca insieme ai deputati Campanella e Bocchino.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il