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Rinnovo contratti statali riforma pubblica amministrazione: trattative ancora in stallo,tagli possibili e fondi non ancora nel DEF

Continua a essere piena di punti interrogativi la questione del rinnovo del contratto degli statali nell'ambito della riforma della pubblica amministrazione.




Succede che nonostante la riduzione del numero dei comparti pubblici nell'ambito della riforma della pubblica amministrazione, le trattative tra governo e sindacati per lo sblocco dei contratti degli statali siano ancora ferme. Eppure lo stesso esecutivo aveva invitato ad attendere la chiusura della partita per la semplificazione e lo snellimento dei comparti prima di concentrarsi sui dipendenti pubblici. Ecco allora che le organizzazioni sindacali sono già sul piede di guerra e invitano a mettere in conto tempi piuttosto lunghi, di certo non prima del 2017. In realtà, gli animi non sono mai stati sereni poiché l'esecutivo ha sempre spiegato di non voler investire più di 300 milioni di euro che, calcolatrice alla mano, si trasformerebbero in un aumento medio in busta paga di 10 euro lorde.

E in questo contesto non sono da escludere ulteriori cure dimagranti nella pubblica amministrazione, anche se nel Documento di economia e finanza 2016 è stabilito che le assunzioni di ricercatori, tecnologi e altro personale non avverrà più in base alla pianta organica ma tenendo conto delle risorse a disposizione dell'ente (entro l'80% del proprio bilancio). Previsto poi un ruolo unico con due fasce funzionali. Diverse misure sono dirette a favorire la mobilità dei ricercatori, la portabilità dei progetti di ricerca o il congedo per ragioni di studio. Il punto è che per investire maggiori risorse, argomentano a Palazzo Chigi, è necessaria una ripresa solida dell'economia italiana.

Nelle stime del deficit 2017 il disavanzo è slittato dall'1,1% del Prodotto interno lordo, previsto finora, all'1,8%. Un valore che secondo il ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, è compatibile con una riduzione dello stock del debito. A ben vedere, le attenzioni sono state spostate altrove. Entro maggio il governo approverà un decreto per rafforzare i contratti aziendali: diventeranno esigibili, cioè validi per legge se approvati dalla maggioranza dei dipendenti. E saranno prevalenti rispetto a quelli nazionali in tema di organizzazione del lavoro (turni e orari) e produttività.

Il disegno di legge sulla concorrenza viaggia a rilento da un anno, dopo le dimissioni del ministro Federica Guidi si è fermato del tutto. Ma il governo punta ad approvarlo entro giugno e pensa a un nuovo intervento entro fine anno. Tra i settori coinvolti, comunicazioni e sanità. Entro la fine dell'anno dovrebbe arrivare il testo unico delle famiglia. Oltre alla razionalizzazione delle norme esistenti, ci saranno incentivi alla natalità, con la rimodulazione» del bonus bebè, e altri incentivi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il